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Introduzione ai laboratori del Convegno PDF Stampa E-mail
domenica 24 novembre 2013
Gli interventi del dott. Gabriele Garbuglia e di Don Giordano Trapasso. 24 i laboratori guidati da 50 animatori preparati dal sociologo Massimiliano Colombi della diocesi di Fermo e dal medico pediatra Gabriele Garbuglia, dell'Arcidiocesi di Ancona-Osimo.
 
Nella mattinata di Sabato 23 Novembre, prima di salire a piedi alla piazza della Madonna attorno alla quale sono stati predisposti gli ambienti per i lavori nei gruppi, il dottor Garbuglia ne ha presentato le modalità e i contenuti. 
 
«Nei laboratori si darà spazio a ciascuno dei partecipanti per ascoltare le esperienze, le intuizioni, le storie e le luci che possono rischiarare la strada del cammino percorso dalle chiese marchigiane. Le tematiche sono divise in quattro ambiti: la Chiesa in ascolto, la Chiesa madre, la Chiesa famiglia e la Chiesa in missione. Ogni ambito è contraddistinto da un colore: il rosso, come il fuoco della Parola o le sofferenze delle famiglie, per indicare la Chiesa in ascolto aperta al dono di Dio e ai doni dei fratelli; il giallo, come il latte che ci ha nutrito e le spiagge, i campi e le luci delle fabbriche, per riflettere sulla Chiesa madre, capace di generare alla fede; il verde, come il sogno di comunità unite e come le colline che rendono le Marche un immenso giardino per il lavoro di tante famiglie, per pensare alla Chiesa famiglia accogliente e premurosa; il blu, come il mare che divide e unisce, che tanti missionari e immigrati hanno attraversato e che tante vittime ha ingoiato, lo stesso blu che è il colore dell’unico cielo da cui il Padre “fa piovere sui giusti e gli ingiusti“ (Mt 5,44) per confrontarsi sulla Chiesa in missione, presente nel territorio e in dialogo con le culture e le religioni. Nelle sintesi successive ai laboratori si darà rilievo alle problematiche ancora aperte e si cercheranno di individuare le scelte prioritarie che potranno rendere più efficace l’evangelizzazione nella regione Marche ed essere di aiuto alle diocesi nel cammino di fede».
 
(Beatrice Testadiferro)
 
 

“Il Cammino delle Diocesi e introduzione agli ambiti dei laboratori”

L'intervento di Don Giordano Trapasso
 

Con spirito di gratitudine a Dio e alle Chiese marchigiane sono qui a vivere il convegno e a sintetizzare il cammino delle tredici diocesi marchigiane. Siamo al Convegno proprio perché le tredici Chiese locali delle Marche hanno cercato di rispondere all’invito dello Spirito: “Alzati e va'!”, si sono messe tutte in cammino e continueranno a farlo anche dopo questo evento. Possiamo descrivere il loro percorso come un reale convenire: ognuna ha camminato fedele a se stessa, con la propria originalità, ma i tredici percorsi legittimamente diversi convergono in alcuni atteggiamenti e priorità, che giustamente dovrebbero rimanere lo sfondo anche dei nostri laboratori, per non perdere l’armonia. Vorrei tratteggiare questi elementi comuni, trasversali esplicitamente e implicitamente a tutti i contributi fatti pervenire dalle diocesi alla Segreteria.

  1. Il ritorno all’essenziale. Nel momento in cui i nostri Vescovi hanno deciso e nelle nostre Chiese locali è stato lanciato l’invito in vista del secondo Convegno Ecclesiale, all’inizio si è forse avuta una reazione più o meno esplicita: l’ennesima cosa in più da fare, l’ennesimo evento straordinario che si aggiunge alle già tante cose che siamo chiamati a portare avanti. Cosa è accaduto in realtà? Sollecitati dalla lettera di Benedetto XVI Porta Fidei con cui veniva indetto l’Anno della Fede, guardando i contributi pervenuti, le Chiese Marchigiane hanno di nuovo messo a fuoco l’essenziale: la fede in Gesù Cristo, la vita delle persone, i contesti fondamentali della famiglia, della comunità, della vita sociale. Forse ci siamo accorti che come Marta eravamo già affannati dai molti servizi, tenuti in piedi con estrema generosità, col rischio però di perdere di vista l’unica cosa veramente necessaria. Il cammino innescato dal Convegno ci ha aiutato a rimetterla a tema. Non penso che dovremmo vivere i laboratori con l’ansia di proporre e fare tutto, o chissà quante cose nuove dover inventare; penso che dovremmo essere attenti perché le nostre comunità rimangano fedeli all’essenziale della fede e della vita. Semmai sarà il caso di effettuare qualche potatura?

  2. La memoria del Concilio Vaticano II. Soprattutto nella fase iniziale dell’Anno della Fede e dei nostri percorsi tutte le Chiese locali, e varie realtà ecclesiali in esse, hanno fatto memoria del Concilio mediante celebrazioni, convegni, incontri. Quale contributo ha portato in questo senso il movimento avviato da questo convegno? Esso ci ha aiutato non solo a fare memoria dei contenuti, dei documenti scaturiti dal Concilio, ma ci ha aiutato soprattutto a fare nostro il metodo che ha seguito la Chiesa durante l’evento conciliare: scrutare i segni dei tempi per prendere atto non solo della storia reale, senza fughe nostalgiche o slanci utopici, ma per cogliere le direzioni che Dio ci sta indicando, ritornare alle sorgenti della liturgia e dell’ascolto della Parola, la conversione personale e comunitaria per essere nell’oggi la Chiesa che piace al Signore, una progettualità missionaria in cui siamo impegnati come testimoni, e non come maestri. È importante rimanere sempre fedeli a questo metodo e tener conto che i nostri laboratori sono un momento di questo percorso.

  3. È il tempo favorevole. Un frutto di tutto questo è stato l’assenza, nei contributi delle tredici diocesi marchigiane, del solito elenco di lamentazioni o dello sguardo pessimistico su questa società cui siamo molto spesso abituati. Vi troviamo invece la consapevolezza che questo tempo, pur con le sue criticità anche gravi di cui siamo pienamente consapevoli, è un tempo favorevole per l’annuncio del Vangelo e l’introduzione alla vita in Cristo. Non ne è chiaramente la fotocopia, per i duemila anni che stanno in mezzo, ma è come se fossimo stati ricondotti ad una situazione analoga a quella in cui è stato scritto il racconto della vita e della missione dei primi cristiani e delle prime comunità, gli Atti degli Apostoli. Sempre in questi contributi troviamo uno sguardo non solo critico, ma anche benevolo e carico di simpatia per i contesti culturali, territoriali e sociali delle Marche in cui ci troviamo a vivere. Ci è dato di vivere in questo tempo ed in questi territori, ci è donata la possibilità di costruire alleanze educative e per il bene dell’uomo con le realtà che oggi operano in questi contesti; in essi si gioca la nostra salvezza. Sia questa la tonalità che caratterizza oggi anche i nostri laboratori.

  4. È l’ora della famiglia! Proprio in un contesto storico e culturale in cui sono messe in discussione l’identità della stessa famiglia, le identità di genere, in cui assistiamo con più evidenza alla fragilità della famiglia come proposta e come realtà, per la diminuzione dei matrimoni e la crescita delle separazioni e dei divorzi, le Chiese delle Marche, facendolo diventare un tema di impegno esplicito o la prima attenzione da avere nell’attuare le scelte pastorali, dicono coralmente: è l’ora della famiglia! Le diocesi non cercano le famiglie ideali, perfette, né si rivolgono alle famiglie per domandare maggiori impegni pastorali, ma vogliono costruire un’alleanza con le famiglie reali, così come sono, condividendone le fragilità e le fatiche effettive e sostenendole nel riappropriarsi della loro legittima soggettività, soprattutto nell’educazione dei propri figli. “È l’ora della famiglia” significa anche che è l’ora che le nostre comunità cristiane assumano con decisione lo stile della famiglia, che siano famiglie per coloro che non ce l’hanno o non l’hanno potuta formare, come lo straniero-eunuco nel brano biblico che ci ha accompagnato per tutto il cammino, e lo stile di famiglia è lo stile della pastorale integrata. Così stanno cercando di muoversi le nostre tredici diocesi. È bene che l’orizzonte della famiglia, sviluppato in questi due obiettivi, sia tenuto presente in tutti i laboratori.

  5. È l’ora delle periferie! Spinti anche dalle parole e dai gesti di Papa Francesco vogliamo cercare di guardare e di uscire verso le periferie geografiche ed esistenziali delle nostre parrocchie e dei nostri comuni. Questo desiderio è trasversale a tutti i contributi delle nostre diocesi. Una delle tredici diocesi ricordava: “La prima accoglienza da curare è quella tra di noi, specie se pensiamo di conoscerci già, col rischio di cedere ai pregiudizi”. Questa frase mi fa pensare che il confine tra centro e periferia non è sempre così netto come sembra, può essere fluido: le periferie possono essere più vicine a noi di quanto pensiamo. L’evangelista Luca (cap. 15) ci racconta tre parabole interessanti in tal senso: c’è una pecora che si è smarrita lontano dal gregge e bisogna andare a cercarla lontano, c’è una moneta che si è persa dentro casa e bisogna cercarla nell’edificio, ci sono due figli che si smarriscono uno andando in un paese lontano, l’altro rimanendo a casa. Dove c’è il centro può crearsi una situazione di periferia così come, per la virtù dell’amore, una periferia può diventare un centro. Ci sono persone ferite, unioni tra divorziati, scelte di convivenza, e sono nate esperienze molto belle di accompagnamento umano e nella fede in alcune Chiese locali, ma ci possono essere famiglie a noi vicine che cominciano ad affrontare momenti di crisi. Direi di evitare il rischio, come Chiesa, di essere una squadra di calcio senza centrocampo: abbiamo una forte difesa costituita da tutte le esperienze di preghiera e di spiritualità che oggi sono giustamente incrementate, abbiamo un discreto attacco con una attenzione crescente ai poveri e alle periferie (l’impegno delle Caritas e per le Caritas è trasversale a tutti i contributi), ma il centrocampo? È curata la comunione nelle nostre comunità? Sappiamo accoglierci ogni giorno senza pregiudizi o diamo per scontato il servizio di quelli che, un po’ infelicemente, chiamiamo “operatori pastorali”? Ci teniamo alla cura umana e spirituale delle persone, anche di quelle a noi più vicine? Lo stile di tale accoglienza sia la premessa dei nostri laboratori e in essi guardiamo con attenzione a come delineare i confini tra centro e periferie.

  6. Un desiderio che attraversa tutti i contributi delle diocesi marchigiane è quello di essere Chiese profetiche, comunità che pensano alla luce della fede e si aprono al futuro senza lasciarsi schiacciare sull’immediato e sulla soluzione delle emergenze. Forse questo convegno può aiutarci a concretizzare di più nelle nostre Chiese locali, negli organismi di partecipazione, quello che da anni invochiamo come discernimento comunitario. Esso necessita dell’esercizio di un pensiero ad ampio respiro, che si accompagni ad una forte preghiera e ad un comune ascolto della Parola. I laboratori siano un aiuto per esercitarci nella fatica del pensare insieme.

Forse qualcuno si domanderà: “Ma proprio questo hanno vissuto le nostre diocesi marchigiane? Proprio questo stanno volendo e per questo vogliono impegnarsi? Non sarà per caso una sintesi un po’ idealizzata, edulcorata?”. Io ho tentato di fare la stessa operazione che fa l’evangelista Luca quando, negli Atti degli Apostoli, ci presenta i sommari sulla vita della prima comunità cristiana (2,42-48; 4,32-37). Così li commenta Innocenzo Gargano: “Che cosa sono i sommari? I sommari sono degli sguardi panoramici che l’autore dà su tutto ciò di cui ha parlato finora. È come dire: adesso fermiamoci un attimo, stiamo salendo su di una montagna, guardiamoci un pochino attorno e osserviamo il panorama che si può intravedere da questa altezza, con alcune sottolineature, indicando alcuni punti emergenti all’interno di questo panorama. Niente di più. E naturalmente può essere anche che questo panorama, proprio perché lo si guarda con un po’ di distanza, si presenti in modo idilliaco: tutto sembra bello, pettinato, pulito. Magari, se si va un pochino più vicino, non è così luminoso, non è tutto oro quello che riluce. Però se voi avete fatto l’esperienza di osservare una valle dall’alto di una montagna, non potete fare a meno di costatare che è bellissima, tutto preciso. Così è successo anche per i sommari di Luca” (1). Questo convegno e gli stessi laboratori possono essere l’occasione per avere questo sguardo panoramico sulle nostre Chiese locali e sulla Regione Ecclesiastica che ci accomuna, perché al nostro ritorno possiamo portare l’armonia che abbiamo contemplato e nella quale abbiamo cercato di “profetizzare” anche nei particolari o in quelle situazioni in cui non è tutto oro. Buon lavoro!

 

1 I. GARGANO, Lectio divina sugli Atti degli Apostoli/1, EDB, Bologna 2001, 113-114. 
 
 
 
 
Loreto, 23 novembre 2013
 

Ufficio Stampa del 2° Convegno Ecclesiale Marchigiano
Ancona-Loreto 2013
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Tel. 071 7501552
Fax 071 7503405
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