| Famiglie ed assistenti familiari nell'impegno delle ACLI Marche |
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| venerdì 30 novembre 2012 | ||||||||
Lavoro di cura: luogo privilegiato per una buona integrazione.
Sabato 1° Dicembre 2012 ore 15,30 - Domus San Giuliano - Macerata
Valorizzare, qualificare e governare il lavoro di cura: un’indagine sulle colf straniere e le famiglie italiane nelle Marche
a cura di David Recchia, Lucia Della Ceca, Cristiana Di Pietro
L’assistenza operata dalle colf e dalle assistenti familiari costituisce oggi il fulcro attorno al quale
ruota gran parte del cosiddetto welfare fai da te, poiché risponde a due esigenze complementari,
quella delle famiglie italiane di disporre di servizi di cura personalizzata, a basso costo e a
domicilio e quella degli Enti locali di limitare la spesa sociale. La riduzione dei costi è,
probabilmente, direttamente proporzionale al grado di irregolarità del rapporto che si instaura tra
colf e famiglie: maggiori sono le inosservanze più si risparmia. Nelle condizioni peggiori, tra
assistente familiare e assistito/assistita, possono crearsi problemi anche molto gravi, che non di
rado degenerano e rendono praticamente impossibile la continuazione del rapporto di lavoro. La
contrattualizzazione della prestazione è considerata una delle leve da utilizzare per evitare i
conflitti. In qualche caso anche questo strumento, pur necessario, potrebbe rivelarsi una non
sufficiente garanzia contro gli abusi dei datori di lavoro e, quindi, una schermatura piuttosto blanda
contro i conflitti che si creano all’interno delle mura domestiche (il luogo di lavoro delle colf e delle
assistenti familiari). Abbiamo ritenuto utile, quindi, indagare gli effetti della regolarizzazione dei
rapporti di lavoro sui rapporti tra le parti, cercando di individuarne i punti di forza ma anche le
criticità. A tal fine, abbiamo pensato di realizzare un’indagine con questionario proprio su un
gruppo di colf assunte regolarmente e di famiglie che hanno “messo in regola” l’assistente
familiare. La ricerca ha permesso di approfondire quattro problematiche differenti, di seguito
affrontate.
Come sono i rapporti tra le colf e le famiglie quando c’è un contratto?
Dai dati emerge che l’esperienza italiana ha permesso a più di 7 intervistate su 10 di cambiare
positivamente la propria vita sotto il profilo finanziario, soltanto una minoranza ha dichiarato il
contrario. L’Italia rappresenta per molte di queste donne il presente e il futuro delle loro famiglie. Il
nostro paese, anche attraverso il lavoro, ha favorito una buona immigrazione, almeno sentendo le
opinioni delle colf/badanti intervistate: il 43% del campione ha espresso la volontà di rimanere in
Italia per sempre. Che il processo migratorio sia riuscito per molte assistenti senza particolari
impedimenti lo si capisce anche dalle opinioni manifestate dalle famiglie intervistate. Si tratta di
persone che hanno accolto (assunto) nel proprio nucleo familiare una donna straniera e che nella
gran parte dei casi non la considerano diversa da loro (65,2%). Inoltre, per la maggioranza delle
famiglie intervistate, le colf sono portatrici di usi e costumi molto interessanti (65,3%). Esse sono
apprezzate anche per i modi con cui svolgono il proprio lavoro dentro le case (57,6%, dato non
presente in tabella). Dati i presupposti, non desta in noi stupore il fatto che praticamente tutti gli
intervistati italiani abbiano dichiarato che i rapporti con le dipendenti straniere sono buoni o ottimi.
Soltanto una minoranza afferma di sentirsi distaccata (13,1%) o addirittura di litigare spesso con la
colf (2,8%). Dalla lettura dei dati sembra che i rapporti tra le lavoratrici regolari e i datori di lavoro
siano buoni.
Perché si sceglie una colf straniera?
Le persone che vivono da sole hanno dichiarato di aver scelto una colf straniera perché gli italiani
non sono disposti a fare questo tipo di lavoro. Hanno risposto così, rispettivamente, il 57,3% delle
persone sole autosufficienti e ben il 67,7% di quelle sole ma non autosufficienti. Il motivo potrebbe
risiedere nel fatto che il pacchetto orario minimo di assistenza necessaria alle persone sole
richiede un gran numero di ore: l’84% delle persone sole non autosufficienti e il 56.4% di quelle
nella stessa condizione ma autosufficienti hanno ricevuto in media prestazioni che superano le 5
ore giornaliere. A ben vedere, le colf straniere sembrano primeggiare nel mercato della cura
perché maggiormente disposte ad effettuare lavori considerati troppo faticosi, impegnativi e a buon
mercato; esse sostanzialmente soddisfano una domanda molto esigente ma al contempo poco
facoltosa. Ciò nonostante la natura low-cost del servizio non pregiudica il giudizio degli assistiti,
che sembrano apprezzarlo molto: escluso il 15% delle famiglie che lamenta l’incapacità di cucinare
delle assistenti familiari, sembrano in pochi gli intervistati che dichiarano che le colf non sappiano
pulire, lavare, stirare o che non si prendano cura dell’assistito.
Quale potrebbe essere il ruolo della famiglia?
Il 72,7% delle persone sole non autosufficienti ha dichiarato di aver cambiato più di una colf,
mentre lo stesso dato scende notevolmente tra gli assistiti non autosufficienti che però vivono con
la propria famiglia. Per il 58% di questi ultimi, quella attuale è la prima ed unica badante assunta
finora. È probabile che il fatto stesso di svolgere il proprio servizio all’interno di un nucleo familiare
allargato renda più semplice la risoluzione dei conflitti che possono sorgere tra assistito e
assistente. La famiglia in questo caso sembra funzionare come una camera di compensazione dei
contrasti.
La coabitazione è un problema anche se il rapporto di lavoro è contrattualizzato?
La persona non autosufficiente o comunque sola e anziana ha bisogno di cure continue durante
tutto l’arco della giornata. In questi casi, per soddisfare la reale esigenza dell’assistito/assistita,
sarebbe necessario assumere più di una colf/ assistente familiare. Una soluzione del genere
sarebbe fuori dalla portata economica della maggior parte delle famiglie, le quali cercano di trovare
un rimedio al problema optando per la coabitazione con la assistente familiare. Tale soluzione
permette di fatto alle famiglie di avere un servizio prolungato a costi contenuti. Svolgere il proprio
lavoro in regime di coabitazione, tuttavia, non è privo di insidie. Questa modalità spesso dilata le
giornate lavorative includendo anche le notti. Chi dichiara di lavorare a ore svolge la sua opera per
lo più di mattina, il 62,9% contro il 38,8% del campione. Al contrario 6 colf su 10 che coabitano con
l’assistito sostengono di lavorare durante tutta la giornata, il 20% dichiara addirittura di essere a
disposizione 24 ore su 24. Questa situazione, purtroppo, conduce spesso a delle violazioni
contrattuali: poco più di 1 colf su 3 in coabitazione dichiara che gli vengono riconosciuti gli
straordinari (34,6%).
Nota metodologica
L’Ufficio Regionale Politiche Sociali e Welfare delle Acli Marche ed il Patronato Acli Marche, in
collaborazione con il Dipartimento Welfare Acli Nazionali, hanno realizzato un’inchiesta con
questionario, che ha per oggetto il complesso rapporto tra donne immigrate impiegate
regolarmente nelle attività di cura e le famiglie che le accolgono/assumono. Si tratta di un’indagine
che ha messo a tema sia i problemi relativi al rapporto che si crea tra dipendente/lavoratore
straniero e famiglie datrici di lavoro sia le dimensione dei rapporti umani (interculturali),
professionali, ecc. che si creano sul luogo di lavoro, ossia all’interno delle mura domestiche.
L’indagine prevedeva due fasi di rilevazione: la prima rivolta alle colf, la seconda, invece, alle
famiglie. La numerosità campionaria ha superato la cifra di 850 unità: 410 colf, 450 famiglie.
Queste ultime, sovente, sono formate da una coppia di anziani. Il 47%, poi, dichiara di avere
almeno un membro non autosufficiente al suo interno. Le colf intervistate, invece, sono per la
maggior parte giovani e in età attiva: il 18,2% ha un età inferiore ai 30 anni, mentre il 47% dichiara
un età compresa tra i 31 e i 50 anni compiuti. Molte intervistate sono sposate (46,4%) e sono in
Italia da un tempo compreso tra i 3 e i 5 anni (51,5%). Si tratta dunque di donne giovani con una
famiglia da sostenere.
Il Responsabile dell’Ufficio Regionale
Politiche Sociali e Welfare Acli Marche
Fabio Corradini
Ufficio Regionale Politiche Sociali e Welfare delle ACLI Marche
Via G. di Vittorio, 16
60131 – Ancona
Tel. e Fax 071 2868717
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