| Pellegrinaggio mariano al Santuario del Pelingo |
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| giovedì 11 giugno 2009 | ||||||||
URBINO. Il pellegrinaggio mariano al Pelingo è un’esperienza nata trent’anni fa dal cuore di don Umberto Brambati e che tuttora si pone come gesto del camminare nella fede. Il pellegrinaggio da sempre manifesta il dinamismo interiore dell’uomo; in ciò si è inserito nella storia il cammino di Dio. da quando Dio si è fatto uomo, ospite e pellegrino in mezzo a noi, il pellegrinaggio si è trasformato in sequela. Nell’Antico Testamento risaltano i pellegrinaggi dei patriarchi a Sichem, Betel, Mamre; e poi il Sinai, ed infine Gerusalemme, la città santuario, la meta per eccellenza del desiderato santo viaggio (Sal 84,6). Durante la vita pubblica, anche Gesù si reca pellegrino a Gerusalemme (cfr. Gv 11,55-56) e tutta la sua azione salvifica è presentata come un pellegrinaggio (cfr. Lc 9,51; 19,45), la cui meta è Gerusalemme, luogo del suo sacrificio pasquale e del suo esodo al Padre. Il santuario del Pelingo ha una storia antichissima. Come risulta dalla pergamena n. 126/B dell’Archivio del Capitolo Metropolitano di Urbino, datata 1388, vale a dire 620 anni fa esatti, inizia con la concessione fatta dal vescovo di allora ai fratelli Antonio e Pelingo Ceccoli, di costruire un oratorio in onore della Vergine. Il motivo della richiesta sembra sia il fatto che il signor Pelingo Ceccoli avesse avuto una visione della Madonna proprio in quel luogo. Da qui deriva il nome “chiesa del Pelingo”. Il fatto prodigioso ebbe senz’altro il riconoscimento del vescovo, che altrimenti non avrebbe potuto dare un permesso di questo tipo, anche perché poco lontano esisteva già da centinaia d’anni l’abbazia benedettina di San Vincenzo al Furlo, famosa perché nel 1042 ne era stato priore San Pier Damiani. Inoltre deve avere avuto anche un gran seguito tra la popolazione, se in breve tempo il primitivo oratorio fu ingrandito anche con le offerte dei fedeli fino a diventare una Chiesa, con tanto di affresco della Madonna. Fu ristrutturato completamente solo nel 1820 prendendo la forma attuale, eccetto la navata ripristinata dopo la riscoperta degli archi cinquecenteschi. La fama dei prodigi qui operati e le grazie di ogni genere che i devoti ne riportarono, hanno reso celebre il Santuario del Pelingo. Anno dopo anno il pellegrinaggio e la devozione a questo luogo è diventato un appuntamento dello Spirito da molti atteso e desiderato, trasformandosi negli anni in un momento di profonda comunione con la Chiesa, comunità diocesana ed un momento forte di ringraziamento a Dio per l’anno pastorale e scolastico trascorso. Chi vive l’esperienza di questo itinerario scopre la tenerezza di Maria per la Chiesa e per la vita di fede di ogni persona. Il pellegrinaggio si è concluso, come sempre, con la celebrazione eucaristica presieduta del nostro Arcivescovo. Mons. Marinelli nell’omelia ha sottolineato come il santuario sia chiamato nella Bibbia “Casa dell’accoglienza” e “Tabernacolo dell’Alleanza”. Il santuario è luogo di incontro, che nasce dall’ascolto della Parola di Dio, sull’esempio di Maria, icona sublime: «Ecco, sono la serva … ed il Verbo si fece carne». Il camminare verso la casa di Maria è fare esperienza di questo evento di grazia, capace di parlare al cuore di tutti. Questa è la ragione ecclesiale dei santuari: essi sono luoghi di contemplazione e di silenzio, cui ognuno riscopre la sua chiamata. Nella storia da sempre questi posti sono presenza di Maria, donna dell’accoglienza, pellegrina nella fede. La bella immagine della Madonna della Misericordia del Pelingo è la lettura autentica del discepolo fedele ed obbediente. Un’esperienza di vero pellegrinaggio di questa nostra terra è – come ha più volte affermato il nostro Arcivescovo nell’omelia – «che questo santuario diventi sempre più centro di preghiera e di incontro personale con Dio. Se la vita è un pellegrinaggio, Maria vera pellegrina rigeneri il popolo di Dio alla scoperta di Cristo che, pellegrino dalla Samaria a Gerusalemme, si è chinato sull’umanità sofferente». Bello che anche il nostro andare al Pelingo si sia concluso con il gesto di solidarietà concreta e di benevolenza nei confronti dei bambini poveri ed abbandonati del “baby Hospital” di Betlemme, per cui sono stati raccolti 637 euro. Questo è uno dei miracoli che, grazie a Maria, modello di carità, si è potuto verificare a beneficio dei suoi figli più bisognosi. Don Alessandro Mastropasqua
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