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Famiglia: riaccendere il presente e illuminare il futuro delle Marche PDF Stampa E-mail
domenica 24 novembre 2013
L'intervento della Fam. Massimiliano e Fabiana Bossio al Convegno Ecclesiale Regionale 2013. 
Venerdì 22 Novembre
Teatro delle Muse, Ancona 
 
 
Il Convegno Ecclesiale che ci apprestiamo a vivere si inserisce, come noto, nel contesto della 47a Settimana sociale dei cattolici italiani, dedicata in via principale alla famiglia, spiegando la propria attenzione nel paradigma: “La famiglia, speranza e futuro per la società italiana”.
Evidente quindi il collegamento con questo intervento, che, senza alcuna pretesa di essere completo, ma, piuttosto, “pro-vocatorio” nel senso etimologico del termine, si pone un duplice obiettivo: in primo luogo cercare di scattare una fotografia contemporanea della nostra società civile ed ecclesiale rispetto alla dimensione familiare e, in secondo luogo, provare a sviluppare o quanto meno delineare sul tema possibili percorsi ed itinerari, ma a “soluzione aperta”; vale a dire lasciando spazio alla parte progettuale dei gruppi di lavoro, sia in questa sede che una volta tornati nelle diocesi di appartenenza.
 

1. La fotografia attuale

Come già ampiamente descritto negli atti preliminari del Convegno, nonché in maniera assai analitica e puntuale dal precedente intervento, il contesto socio economico in cui viviamo, e questo vale anche per la nostra regione, non è certo dei più benevoli per la formazione di nuove famiglie; in primis e in tal senso, la mancanza di lavoro e la sua precarietà rappresentano un ostacolo importante. Non diciamo nulla di nuovo, purtroppo. Il numero di matrimoni è in vertiginoso calo, separazioni e divorzi in crescita; una famiglia sempre più piccola, povera e vulnerabile abita la regione Marche (cfr. Francesco Maria Chelli, “Scrutare i segni dei tempi: la realtà sociale ed ecclesiale delle Marche” e Sergio Belardinelli, “Scrutare i segni dei tempi. La prospettiva socio culturale ”). Un quadro, insomma, tutt’altro che confortante. Tuttavia e ciononostante, una cosa a noi cristiani deve essere chiara, anche se sembra paradossale: Il tempo favorevole è qui. Sì, questo è il tempo favorevole. È il tempo in cui la κρíσις diventa – appunto – un’opportunità di discernimento, un tempo di scelta e di tensione verso la svolta, senza tuttavia nasconderci – sarebbe poco onesto – che dietro tale opportunità di rilancio albergano difficoltà e fatica. Eppure, dobbiamo essere comunque consapevoli che quello a cui siamo chiamati è un discernimento senz’altro favorevole, in cui “l’aggettivo «favorevole» si spiega non già nel portato positivo delle vicende in corso” (cfr. Gianni Borsa, “il tempo favorevole bussa alle porte dell’AC”, nella rivista mensile “Segno”), ma nella stringente richiesta di risposte nuove, costruttive, utili, adeguate a questo tempo, in cui l’essere favorevole si coniuga con il principio di fedeltà. Lo illustrava qualche anno fa l’allora card. Bergoglio: “Il restare, il rimanere fedeli implica un’uscita. Proprio se si rimane nel Signore si esce da se stessi. Paradossalmente proprio perché si rimane, proprio se si è fedeli si cambia. Non si rimane fedeli, come i tradizionalisti o i fondamentalisti, alla lettera. La fedeltà è sempre un cambiamento, un fiorire, una crescita”.
 

2. Il tempo del fidanzamento

Quali allora le direzioni in cui orientarsi? Quale l’interruttore di questa luce del vivere e trasmettere la fede, anche nella nostra regione? Partire dal principio, ovvero dal tempo del fidanzamento.
Poco più di due anni fa, a poche centinaia di metri da qui, papa Benedetto XVI si rivolgeva ad una piazza stracolma di coppie di fidanzati. In quell’occasione papa Benedetto ci esortava al coraggio, alla speranza, ricordandoci inoltre che sebbene “la tavola fosse imbandita di tante cose prelibate, tuttavia, come nell’episodio evangelico delle nozze di Cana, sembra che sia venuto a mancare il vino della festa”.
Bruciare le tappe finisce per bruciare l’amore”, ci ricordava il Santo Padre. Quell’amore che invece ha bisogno di rispettare i tempi e la gradualità delle espressioni; che ha bisogno di dare spazio a Cristo, che è capace di rendere un amore umano fedele, felice e indissolubile.
E allora è questo il “punto zero” da cui ripartire: educare a saper coltivare l’amore nella propria naturale gradualità e maturità, accompagnare i fidanzati con la consapevolezza e la coscienza che solo educandosi all’amore e all’impegno responsabile e autentico, non sempre semplice, si costituisce la garanzia del “per sempre”, quel “per sempre” che le giovani generazioni (ma non solo, forse) non sanno più pronunciare, nemmeno nella dimensione dell’amore.
Tra l’altro, a questo proposito, risulta essere indicativa “la percezione di anacronismo che suscita oggi la parola fidanzamento” (Cfr. Raffaella Iafrate, “Introduzione all’ambito vita affettiva”, Convegno Ecclesiale nazionale di Verona, 2006).
Il tempo dell’affetto messo alla prova, della verifica, orientato ad un futuro attraverso una promessa di impegno, fiduciosa nei confronti dell’altro, ha lasciato spazio ad esperienze “di passaggio,” o tutt’al più a tentativi per “prova”. Se “funziona”, d’accordo, altrimenti, amici come prima. È un’istantanea che rispetta anche il vissuto della nostra regione, in cui le convivenze sono sempre più in aumento e, come visto, i matrimoni, sempre più in calo, laddove però, dato singolare, le convivenze, sono per lo più finalizzate al matrimonio, che avviene però successivamente, con calma, ad un’età mediamente più alta (fonte dati: Giovanna Rossi, “Le trasformazioni della famiglia in Italia ed Europa”, in occasione dell’incontro organizzato dal MEIC del gruppo di Ancona, 1 febbraio 2013).
Da qui discende che, anche nella difficoltà di fidanzarsi e di vivere il fidanzamento come banco di prova dell’affetto prima e della promessa poi, come occasione per incamminarsi, sperimentare e trovare la propria vocazione, si esprime dunque la tendenza attuale a concedere il primato alle cose da fare “subito”, a discapito delle relazioni connotate di quella sfera autentica dell’affettività, in cui questa si vede privata di una visione, che le è propria, fatta appunto di impegno e di promessa.
In conclusione, detto con una metafora: quando si costruisce una casa, ci si aspetta che si inizi sempre dalle fondamenta; le finestre, le porte, ecc … vengono naturalmente dopo. Ma oggi è così?
 

3. La famiglia: un impegno a livello culturale, educativo e politico

Passo successivo: vivere e trasmettere la fede è un impegno anzitutto di carattere culturale, teso alla promozione della famiglia, della vita, dell’educazione: un orizzonte di problematiche strettamente congiunte tra loro.
È quindi necessario un impegno progettuale ulteriore in tal senso, soprattutto in un momento storico in cui tali realtà e dimensioni sono trascurate, se non messe ai margini, a causa della “frammentarietà dell’esperienza contemporanea” , in cui il soggettivismo e la pretesa dell’uomo di percepirsi quale soggetto autosufficiente, rilevano quale sentire comune.
Ciò detto, va invece considerato che è proprio “l’amore tra uomo e donna che genera la comunità di cui la famiglia stessa è modello” (Si veda, sul punto, Franco Miano “l’Azione Cattolica e la Settimana sociale 2013”, in Dialoghi 2/2013 e in riferimento al “Documento preparatorio dell’ Azione Cattolica Italiana alla Settimana sociale 2013). Impegnarsi, dunque, per costruire o ricostruire una cultura che tenga in giusta considerazione la famiglia, la vita e l’educazione, integra a costituire un sistema finalizzato o comunque atto a fondare la comunità e quindi a favorire la comunione.
D’altro canto, comunità e comunione si manifestano nelle stesse progettualità che vivono le nostre parrocchie, in cui le stesse devono percepire come proprio il preciso compito, tra gli altri, di svelare ed incarnare il medesimo stile della famiglia che racconta l’esperienza di fede, che la testimonia, non limitandosi ad essere, come è stato giustamente suggerito, “agenzie del sacro o semplici centri di aggregazione e socializzazione”. (Cfr. relazione in cammino verso il Convegno dell’ Arcidiocesi di Fermo, Don Giordano Trapasso)
La famiglia è altresì “custode della vita”, ovvero quale soggetto attivo che “accoglie la vita, che aiuta la vita, che si mette a servizio della vita, in una parola fondamentale: che si mette a servizio dell’amore” (cfr. omelia durante la celebrazione eucaristica in occasione della Festa della Famiglia diocesana del 2010 di S. E. Mons. Edoardo Menichelli, Arcivescovo di Ancona Osimo), sicché la stessa non si auto-condanni all’essere lontano dall’uomo finendo quindi per disconoscere i suoi stessi principi democratici. In tal senso, e proprio in occasione della 47a Settimana sociale, Franco Miano, presidente nazionale dell’Azione Cattolica Italiana, ricordava che “la famiglia costituisce il germe e il modello di una società in cui vige il primato della relazione intersoggettiva (…); è un noi organizzato e vissuto stabilmente, sulla base di una comunione di amore e di vita, di insieme di relazioni, teso a conseguire il bene comune dei coniugi e il bene comune del noi coniugale allargato, cioè la società parentale, la società degli uomini e delle donne chiamate a vivere insieme nella pace, nella giustizia e nella solidarietà”.
Occorre dunque impegnarsi per porre in luce la centralità della famiglia nell’orizzonte educativo, incentivando la responsabilità genitoriale e sostenendo l’esercizio della funzione educativa in famiglia, “creando forme di sostegno alla genitorialità e spazi di ascolto e dialogo tra genitori e figli” esperienze, queste, invero già in essere nei vari consultori delle diocesi marchigiane, in cui si registrano diversi e diversificati percorsi di aiuto e sostegno, in tutte le fasi della vita della famiglia e non solo.
Ma bisogna andare ancora oltre. Infatti, pur assumendo e conservando la sua centralità educativa, la famiglia è tuttavia chiamata a porsi in una efficace e viva interazione con altre realtà. Pensiamo alla scuola, agli ambienti di vita quotidiani in genere, e la pluralità di forme e realtà che oggi svolgono un ruolo di primo piano sul piano educativo. Così facendo, si costruiranno autentici sodalizi educativi di collaborazione e secondo uno stile di responsabilità condivisa che conducono alla crescita della persona, e quindi, in definitiva, della società.
Ad ogni buon conto, per costituirsi, vivere e ed essere significativa nel tessuto ecclesiale e sociale, la famiglia ha evidentemente bisogno di politiche fiscali, lavorative, economiche ed abitative adeguate; di servizi e di condizioni che agevolino ed anzi favoriscano la sua esistenza, così come parimenti necessarie sono linee politico-amministrative che curino il contesto sociale, e che, più in generale, siano attente alla qualità della vita.
In altre parole: rimettere in movimento e rigenerare tutto l’ “impianto famiglia”, deve rappresentare, anche per le Marche, una priorità ed una scommessa da vincere. Considerarlo non solo come mero destinatario ed oggetto di prestazioni, ma piuttosto quale soggetto attivo di un percorso di sostegno dinamico in cui, sia il portatore di bisogno che il prestatore di aiuto, “progettano e realizzano insieme percorsi di uscita dalle condizioni di mancanza o di necessità”.
 

4. La famiglia, nuova Speranza e luogo di affetti e responsabilità

Ecco dunque la novità della Speranza cristiana: è proprio la famiglia, specie quella fondata sul sacramento del matrimonio, che non può essere costituita solo da affetto, o “innamoramento”; laddove questo rappresenta il primo passo di un percorso, laddove l’innamoramento si evolve in amore, in promessa, in impegno. Qualche settimana fa, in occasione del pellegrinaggio alla Tomba di San Pietro delle Famiglie di tutto il mondo, Papa Francesco evidenziava che “Gli sposi cristiani non sono ingenui, conoscono i problemi e i pericoli della vita. Ma non hanno paura di assumersi la loro responsabilità, davanti a Dio e alla società. Senza scappare, senza isolarsi, senza rinunciare alla missione di formare una famiglia e di mettere al mondo dei figli. (…) Certo, è difficile. Per questo ci vuole la grazia, la grazia che ci dà il Sacramento! I Sacramenti non servono a decorare la vita”. La “bella cerimonia, la bella festa”, ci esorta il Santo Padre, non incarnano il Sacramento. Non bastano. “Quella – ci ricorda Papa Francesco – è una decorazione! E la grazia non è per decorare la vita, è per farci forti nella vita, per farci coraggiosi, per poter andare avanti! Senza isolarsi. (…) I cristiani si sposano nel Sacramento perché sono consapevoli di averne bisogno!
Ed è proprio per questo che per il cristiano la concezione di famiglia è diversa, ed è per questo che siamo chiamati, qui, in questo tempo favorevole, nelle nostre diocesi, nelle nostre parrocchie, nelle nostre associazioni, nei nostri movimenti, a sperimentarci e rinnovarci negli strumenti ma non nella radice, in cui decorazione e decoro involgono accezioni necessariamente diverse. E la famiglia, anche alla luce di quanto fin ora detto, rileva quale naturale luogo degli affetti e della stringente responsabilità; ambiente nel quale la persona impara a dare e ricevere amore.
Infatti, soprattutto in una realtà come quella contemporanea tesa al “qui, ora e subito”, la testimonianza della vita familiare nell’esperienza dei credenti, può ancora veramente rappresentare un’anticipazione della Speranza, che può così correggere e curare le” malattie della speranza del nostro tempo”, che può quindi riaccendere il presente ed illuminare il futuro.
È significativo – e concludiamo - come in questi ultimi tempi la Chiesa, anche quella marchigiana, stia riservando un’attenzione prioritaria alla famiglia come soggetto sociale ed ecclesiale fondato sul matrimonio, ponendo l’accento, e a ragione, sul periodo del fidanzamento come luogo di crescita e discernimento.
Ripetuti, poi, sono i richiami del Santo Padre alla sua centralità ed alla sua fondamentale funzione sociale (ne è esempio, da ultimo, l’istituzione e la convocazione del Sinodo per la famiglia voluto da papa Francesco); occorre quindi riaffermare l’identità della famiglia rifiutando il materialismo che appiana, semplifica le relazioni umane e le svuota del suo valore autentico e della sua bellezza.
La fede non imprigiona l’amore, bensì lo apre all’esterno delle mura domestiche, le cui porte rimangono così spalancate al mondo, in cui l’amore stesso è reso più sano, forte e realmente libero.
Urgente, pertanto, da parte di noi cristiani, e questo vale anche per la nostra regione, rilanciare con coraggio un pensiero “deciso” sulla famiglia, riprendendo l’invito della Familiaris consortio External link : “Famiglia diventa ciò che sei”, volendo tuttavia darci un impegno in più: riaccendere il presente ed illuminare il futuro.
 
 
 

Ufficio Stampa del 2° Convegno Ecclesiale Marchigiano
Ancona-Loreto 2013
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