| Spettacolo dei giovani a Pesaro a conclusione del Convegno diocesano |
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| venerdì 23 settembre 2011 | ||||||||
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Si è tenuto Sabato 17 Settembre presso il Cinema Loreto a Pesaro lo spettacolo “Hai dato all’eternità il sapore del pane”, il cui titolo è tratto da una frase di Giovanni Paolo II. Promosso dagli Uffici diocesani delle Comunicazioni Sociali, della Pastorale familiare e della Pastorale Giovanile, ha concluso il Convegno diocesano dal tema “L’Eucarestia educa la famiglia”.
Uno spettacolo che attraverso la lettura di testi poetici, l’esecuzione di brani musicali e il commento di alcune delle più significative opere di pittori dell’Ottocento e del Novecento, ha aiutato a comprendere, in modo suggestivo, il rapporto esistente tra l’universale domanda di felicità dell’uomo e la risposta apparentemente assurda, incomprensibile, di Gesù che invita a “mangiare il Suo corpo e a bere il Suo sangue”.
Protagonisti i giovani, lettori, musicisti, cantanti.
Riportiamo la testimonianza di Elisabetta, che ha assistito allo spettacolo:
“Hai dato all'eternità il sapore del pane” è stata una rappresentazione molto suggestiva, ma soprattutto è stata lo spunto di una riflessione anche personale.
Le voci, accompagnate dai quadri e dalle musiche che racchiudevano in sé tutta la drammaticità e l'umanità dell'Uomo, raccontavano e leggevano anche tutta la mia vita. Dopo la prima parte dove si parlava dell'Uomo e di me, c’è stata una seconda parte in cui veniva presentata la persona di Cristo, presente nell’eucarestia, come possibilità di salvezza. Devo ammettere che sono uscita dallo spettacolo piuttosto “pensierosa”. Mai penso di essermi resa così conto di cosa succede quando a Messa mi ritrovo a mangiare l'ostia, corpo di Cristo. Mai ho avuto una consapevolezza tale. Quello che lo spettacolo mostrava era una cosa infinitamente più grande, più vera. Eppure quando ho visto sullo schermo, insieme alle altre immagini, l'ostia, accompagnata dalla Band che cantava “Verbum Carum Factum Est” e da altre musiche che esprimevano benissimo la solennità del momento, sentivo che, dentro, il mio cuore era toccato, voleva essere preso, vibrava. Per questo, finita la rappresentazione, l'ho detto anche a una mia cara amica, e il giorno dopo a messa, tutte e due, prima di salire all'altare a prendere l'ostia, l'istante prima, abbiamo pensato veramente a quello che stavamo facendo. E già qualcosa è cambiato. Non è una cosa che sento ancora del tutto mia, e per avere una tale consapevolezza ci vorrà forse anche tutta una vita. Ma intanto qualcosa è iniziato a cambiare, qualcosa si è mosso, è iniziato a fiorire. E mi auguro che possa diventare qualcosa di sempre immensamente più grande! Elisabetta Camillini
Arcidiocesi di Pesaro
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