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In memoria di P. Giuseppe De Rosa PDF Stampa E-mail
venerdì 23 settembre 2011

Quando la cronaca si fa storia

di Giancarlo Galeazzi
 
 
derosa_1.jpgOrganizzando nel 1973, all’indomani della morte di Jacques Maritain, un convegno internazionale dedicato al suo pensiero politico, cercammo di richiamare l’attenzione della stampa sull’evento, che riscosse grande risposta di pubblico soprattutto giovane, assiepato nell’aula magna della Facoltà di Medicina ad Ancona, che si trovava allora a Posatora. Ma grande fu la mia sorpresa, allorché si presentò p. Giuseppe De Rosa, redattore de “La Civiltà Cattolica”. Che la prestigiosa rivista dei Gesuiti prestasse attenzione ad una iniziativa promossa da un circolo culturale di provincia come il “Maritain” di Ancona (fondato nel 1964 da Alfredo Trifogli e all’epoca da me presieduto), e lo facesse attraverso uno dei suoi scrittori più noti e apprezzati non poteva non meravigliarmi, e la cosa si rafforzò quando lessi la cronaca che p. De Rosa pubblicò su “La Civiltà Cattolica”: un lungo e articolato resoconto che rendeva conto in modo puntuale dei lavori e dei risultati del convegno durato tre giorni e seguito tutto da p. De Rosa in modo attento quanto discreto.
Ho voluto ricordare questo aneddoto, in quanto ho appreso ora della morte di p. Giuseppe De Rosa, avvenuta nei mesi scorsi a Roma, dove aveva da poco festeggiato il novantesimo compleanno (era nato in provincia di Matera nel 1921). Chi nel necrologio apparso su “la Civiltà Cattolica” ha ricordato le sue doti di scrittore e giornalista, bene ha fatto a sottolineare la sua “prestigiosa capacità di divulgazione ad alto livello, con una prosa eccezionalmente chiara e dando prova di un’ammirevole onestà intellettuale che cercava di orientare il lettore a farsi una propria idea sugli avvenimenti, aiutandolo a leggerli alla luce della fede”.
È un ritratto veritiero, che condivido pienamente, avendo avuto modo, dopo quel primo incontro del 1973, di tornare a leggere le quindicinali “cronache italiane” che De Rosa teneva sulla sua rivista,  che non solo aggiornavano ma informavano criticamente, tanto da farmi dire che in quelle cronache c’è tanta storia.  In particolare, una qualità di p. De Rosa, vorrei qui evidenziare alla luce delle conseguenze che il convegno maritainiano di Ancona ebbe, avendo portato immediatamente  alla fondazione dell’Istituto internazionale Jacques Maritain di Roma. Ed è stato l’editorialista de “La Civiltà Cattolica” a segnalare, oltre alle doti sopra indicate, la qualità che m’interessa ricordare, vale a dire “il grande fiuto giornalistico, che gli consentiva di percepire gli argomenti sui quali l’attenzione dei lettori si sarebbe concentrata o quelli che avrebbero avuto in seguito uno sviluppo inatteso”.
Mi pare che tale giudizio si applichi perfettamente al convegno del 1973 in quanto dedicato a un grande filosofo, il quale aveva anticipato prima e commentato poi il Concilio ecumenico Vaticano II, e al quale Paolo VI non aveva esitato a ricorrere per conoscerne il parere su alcune questioni in discussione al Concilio, e a ricordarlo degnamente alla sua scomparsa come “maestro nell’arte di pensare e di pregare”. Non solo, del noto filosofo francese, il convegno di Ancona aveva messo a tema quel pensiero politico che aveva notevolmente influito sui cattolici impegnati nella società  del secondo dopoguerra, e che poteva ancora offrire motivi di riflessione per “pensare e agire politicamente” e farlo “da cristiani”. Di tutto questo p. De rosa ebbe esatta percezione, e questo spiega la sua presenza ad Ancona come corrispondente de “La Civiltà Cattolica”.
Quanto poi accadde, non solo con le istituzioni maritainiane (a livello internazionale, nazionale e regionale) che dal quel convegno direttamente e indirettamente sorsero, ma soprattutto con riferimento al clima di “scomposizione” e  di “ricomposizione” del mondo cattolico degli anni settanta, accrebbe l’importanza del convegno di Ancona, che, definendo Jacques Maritain “filosofo cristiano della democrazia” anziché “filosofo della democrazia cristiana”, contribuì a far rileggere il pensatore francese al di là degli stereotipi ideologici e delle strumentalizzazione partitiche.
Di tutto questo, almeno in una certa misura, fu consapevole p. De Rosa, il quale era molto sensibile ai segnali di cambiamento auspicati in particolare dalla Costituzione conciliare “Gaudium et spes”: egli aveva avvertito, diversamente da alcuni suoi confratelli anziani (ma era atteggiamento diffuso), come tutt’altro che pericolose le “novità” del Vaticano II. Il dibattito che successivamente si sviluppò sulla “nuova cristianità” (a partire dal libro di Piero Scoppola) obbligò a rileggere Maritain e a distinguere tra Maritain e maritainismo, e a valorizzare altri aspetti oltre quello politico (peraltro riletto non solo alla luce di Umanesimo integrale ma anche de L’uomo e lo Stato): dalla metafisica alla epistemologia, dall’estetica alla pedagogia, alla teologia. Per questo il maggiore studioso italiano di Maritain, Antonio Pavan, è giunto a indicare il convegno di Ancona come l’avvio della “Maritain-Renaissance”, che ha fortemente segnato la ripresa degli studi su Maritain e sul personalismo cristiano. Con il senno del poi gli studiosi, con il fiuto giornalistico p. Giuseppe De Rosa. E così mi piace ricordarlo, definendolo un personaggio che non amava mettersi in luce, ma che era di sostanza e guardava alla sostanza.
 
 
Foto da www.gesuitinews.it External link
(http://www.gesuitinews.it/2011/03/23/roma-la-morte-di-padre-de-rosa/ External link )
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