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Essere educati ed educare alla vita buona del Vangelo PDF Stampa E-mail
sabato 20 agosto 2011
GMG Madrid 2011
“Radicati e fondati in Cristo, saldi nella fede” (cfr. Col 2,7)
Giovedì 18 agosto – 2ª catechesi

 

“Radicati in Cristo”

 

Sintesi della catechesi di
S. E. Mons. Claudio Giuliodori

 

 

1. Lascia che Cristo si radichi in te

    Gesù racconta una parabola che è molto istruttiva (Mt 13, 1-23) sul seme, che è la Parola e la persona di Gesù, e la sua accoglienza nei diversi tipi di terreno. Possiamo domandarci come sia il nostro terreno e probabilmente non sarà facile rispondere. Per alcuni aspetti potremmo assomigliare ad un terreno più che all’altro e per altri versi potremmo anche verificare come nel tempo il nostro terreno è cambiato. Nella mia vita ho fatto proprio questa esperienza. Ci sono stati tempi in cui ho posto resistenza alla penetrazione e all’accoglienza del seme. Sassi e spine non sono mancati negli anni in cui cercavo dei miei modelli di vita o seguivo le mode del tempo.
Anche nella vita cristiana si può essere superficiali o lasciarsi soffocare da tante realtà che non sono autenticamente aperte alla presenza del Signore e all’azione dello Spirito. Ricordo gli anni in cui pensavo che la fede fosse la risposta al bisogno di liberazione sociale, poi l’amicizia con i disabili mi ha fatto capire che c’è un’altra liberazione ben più profonda e vera. Ci sono stati gli anni in cui pensavo che tutto nella comunità ecclesiale dovesse essere cambiato perché ci rendeva prigionieri di tradizioni obsolete, poi ho capito quanto sia fondamentale e feconda la tradizione della Chiesa. Ci sono stati gli anni in cui pensavo di costruire una mia strada di vita cristiana, ma poi il signore mi ha fatto capire che dovevo lasciare tutto. Così ho visto crescere e fruttificare l’opera di Dio in me e ho veramente ricevuto il centuplo.

2. Costruire sulla roccia…

    Certamente non siamo noi che rendiamo il terreno buono, ma è il seme che cadendo trasforma anche il terreno e lo rende fertile. La lavorazione del terreno non è semplice né indolore. Una volta che il seme di Cristo si è radicato è necessario che cresca e si irrobustisca. Ci viene in aiuto un’altra immagine evangelica: quella della casa  costruita sulla Roccia (Mt 7, 21-29). Che cosa significa oggi costruire sulla roccia?
In primo luogo sappiamo che la roccia è Cristo. Lui è anche la pietra angolare su cui si edifica tutta la casa della nostra vita e la stessa comunità cristiana. Non è certamente un fondamento estraneo o indotto nella nostra vita perché in lui noi siamo stati pensati e voluti da Dio. Siamo fatti a sua immagine e il nostro cuore non desidera altro se non riconoscersi e vivere in Cristo. Molti desideri si agitano nel nostro animo, ma tutti traggono origine dal desiderio di Dio anche se poi le risposte che diamo possono essere paradossalmente contrarie (cfr Nietzsche).
    Dalla roccia che è Cristo deriva anche la solidità della Chiesa e di chi come successore di Pietro è chiamato a guidare e confermare i fratelli. Non si più edificare su Cristo se non passando attraverso la Chiesa, il successore di Pietro e i successori degli apostoli (cfr Mt 16, 13-28). Molti tentano per comodo o per una falsa idealità di separare Cristo dalla Chiesa, ma si finisce per rendere tutto molto sabbioso e incerto. Come non si può separare in Cristo la natura divina dalla natura umana, così non si può separare lo Sposo dalla sposa, il Capo dal corpo. Amare Cristo significa amare la Chiesa e amare la Chiesa ci aiuta ad amare di più Cristo. Non deve spaventarci la fragilità umana che troviamo dentro la chiesa. È la stessa che c’è in noi, ma non per questo il Signore ci ama di meno. Egli ha dato la vita per liberarci dai nostri peccati e per liberare dal peccato tutti i credenti. La Chiesa è stata purificata dalla croce del Signore anche se è fatta di persone deboli.
    La Chiesa edificata con il contributo di ciascuno di noi, e soprattutto dalla testimonianza dei santi, è il germe del Regno di Dio che si rende visibile in mezzo a noi. Il Regno cresce nei modi e nelle forme che spesso a noi sfuggono (cfr parabole del Regno). Dobbiamo vivere nella Chiesa sapendo che è “sacramento universale di salvezza” e cioè segno di una realtà che attendiamo e che si deve compiere. Già presente ma ancora non pienamente svelata.

3. Una fede viva e dinamica contro il relativismo

Il grande male del nostro tempo è certamente il relativismo. Le cause sono molteplici. Dobbiamo ricercarle nella genesi della modernità che ha portato alla separazione tra fede e ragione; nell’affermazione del metodo sperimentale e nella perdita del senso della trascendenza; nel rifiuto di ogni criterio veritativo a beneficio della legge della maggioranza; nell’uso dei media per veicolare visione riduttive della persona e modelli superficiali o materialistici della vita umana.
Il relativismo non si combatte erigendo barricate dogmatiche, facilmente eludibili proprio per la natura fluida del relativismo, né cedendo a compromessi che spazzerebbero via ogni possibilità di rimanere radicati nella verità. Si può affrontare e vincere il relativismo con il dinamismo della fede e cioè verificando sul campo di volta in volta con la forza della verità e la credibilità della testimonianza i sistemi di pensiero, le visioni della realtà e le singole questioni o situazioni di vita. Per combattere il relativismo serve una nuova generazione di credenti ancor più radicati nella fede rispetto al passato e capaci di confrontarsi a viso aperto con la cultura dominante.

4. Essere educati ed educare alla vita buona del Vangelo

    Il Signore non si stanca mai di educarci nella vita di fede. Fare memoria di come Dio ci ha educato attraverso volti e situazioni, in famiglia, nella Chiesa e nella società è il presupposto per continuare a crescere nella fede. Non stanchiamoci di ringraziare Il Signore e tutti coloro che ci hanno aiutato a maturare nella fede, che hanno avuto pazienza con noi, che non hanno avuto paura di “potarci” quando era il momento. Il vero amore si riconosce non solo dalla tenerezza, ma dalla capacità di potare nel momento giusto e nel modo giusto.
    Il cammino della Chiesa italiana per questo decennio ci aiuta a riscoprire l’opera meravigliosa di Dio che non si stanca di educare il suo Popolo e nello stesso tempo ci impegna in una profonda revisione dei nostri percorsi educativi in famiglia, nella comunità ecclesiale e in particolare nella pastorale giovanile. Di questo rinnovamento i giovani stessi devono essere protagonisti, secondo le scelte pastorali di ciascuna diocesi e secondo le esigenze peculiari di ciascuna comunità. La GMG di Madrid ci dà certamente la carica giusta e ci aiuta ad affrontare la sfida educativa.

 

Pubblicato in www.gmg2011.it External link

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