| Mons. Giuliodori: le sfide della missione per il nostro tempo |
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| sabato 20 agosto 2011 | ||||||||
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“Radicati e fondati in Cristo, saldi nella fede” (cfr. Col 2,7)
Venerdì 19 agosto – 3ª catechesi “Testimoni di Cristo nel mondo”
Sintesi della catechesi di
S. E. Mons. Claudio Giuliodori 1. La bellezza di essere testimoni Tre mi sembrano i problemi che maggiormente segnano il nostro tempo. Il primo è la solitudine che deriva dalla frantumazione dei rapporti umani, in famiglia e nella società. Questo fatto incide profondamente sulla percezione della realtà e genera un disagio a cui si risponde in diversi modi dalla depressione alla ricerca di emozioni di ogni genere. Il secondo è lo smarrimento generato dal relativismo imperante nel nostro tempo. Mancando punti di riferimento e certezze ci si accontenta di espedienti. Finito il tempo delle ideologie si rincorrono i miti del consumismo e del benessere. Il terzo è la perdita di valori e in particolare del senso della trascendenza della persona umana. Tutto si ripiega inesorabilmente sul presente e sul proprio io.Come cristiani che cosa possiamo portare all’uomo contemporaneo? Che cosa abbiamo da dire a questa società? La risposta ci viene dalla 1a lettera di Giovanni: “Quello che era da principio, quello che noi abbiamo udito, quello che abbiamo veduto con i nostri occhi, quello che contemplammo e che le nostre mani toccarono del Verbo della vita –la vita infatti si manifestò, noi l’abbiamo veduta e di ciò diamo testimonianza e vi annunciamo la vita eterna, che era presso il Padre e che si manifestò a noi –,quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunciamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. E la nostra comunione è con il Padre e con il Figlio suo, Gesù Cristo. Queste cose vi scriviamo, perché la nostra gioia sia piena” (1Gv 1, 1-4). Qui troviamo anche la ragione profonda della testimonianza cristiana. Il cristiano non è missionario per dovere o per necessità. La testimonianza è una conseguenza dell’esperienza vissuta. Nessuno può evangelizzare se non è stato toccato dal Vangelo e non è sospinto dallo Spirito Santo. Come ha fatto il Signore con gli apostoli anche la Chiesa oggi continua a “mandare” missionari, ma nessuno può annunciare in modo credibile ciò che non ha sperimentato direttamente e che non vive concretamente. 2. Le sfide della missione per il nostro tempoPer poter essere testimoni è necessario vivere pienamente la fede e l’esperienza cristiana. L’odierna debolezza missionaria della Chiesa non deriva dalla scarsità di missionari, ma dalla superficialità con cui molti battezzati vivono la fede. Tutta la Chiesa deve ritrovare uno slancio missionario e tutti i suoi membri devono sentirsi corresponsabili della testimonianza da offrire oggi al mondo che ne è assetato.I giovani hanno un compito particolare perché vivono il tempo del discernimento e delle scelte di vita. Con la loro fede potranno incidere profondamente sul futuro della Chiesa e dell’umanità. L’apertura generosa al disegno di Dio sulla loro vita può diventare occasione di testimonianza in tutte le diverse situazioni di vita. Ci sono tre attenzioni che dobbiamo avere per rendere più efficace la testimonianza dei giovani. a) Non avere paura di proporre esperienza forti di ricerca e di approfondimento spirituale; dagli esercizi spirituali ai pellegrinaggi, alle esperienze serie di formazione. b) Allargare l’orizzonte della testimonianza a tutte le realtà di vita: scuola, sport, volontariato, vita sociale, politica, amici, tempo libero… c) Fare esperienze di missione anche in contesti difficili e lontani per toccare con mano la fatica e la bellezza della testimonianza cristiana. 3. Mandati dal Signore fino agli estremi confini della terra (P. Matteo Ricci, s.j.)La ricorrenza del IV Centenario della morte del grande gesuita maceratese P. Matteo Ricci mi sollecita a presentare a voi giovani una delle figure più affascinanti della storia dell’umanità, protagonista di una straordinaria impresa missionaria e culturale che ha permesso l’incontro tra la Cina e l’Occidente.Oltre che un gigante del passato, Li Madou (questo il suo nome con cui è conosciuto ancora oggi da tutti i cinesi) è un modello per il presente e un faro per il futuro. Il suo metodo di inculturazione del Vangelo in Cina costituisce un esempio luminoso anche per i nostri giorni come ben evidenziato da Benedetto XVI in occasione dell’udienza del 29 maggio 2010 concessa per ricordare il gesuita maceratese: “è proprio mentre porta il Vangelo - afferma il Papa -, che P. Ricci trova nei suoi interlocutori la domanda di un confronto più ampio, così che l’incontro motivato dalla fede, diventa anche dialogo fra culture; un dialogo disinteressato, libero da mire di potere economico o politico, vissuto nell’amicizia, che fa dell’opera di P. Ricci e dei suoi discepoli uno dei punti più alti e felici nel rapporto fra la Cina e l’Occidente”. Richiamo solo tre aspetti per sottolineare l’attualità profetica di P. Matteo Ricci. In primo luogo la forza della fede che, come testimonia P. Matteo Ricci, ci spinge ad osare e a cercare sempre, anche sulle frontiere più impervie della storia, nuove strade per annunciare la bellezza e la gioia del Vangelo. Un secondo aspetto che colpisce e impressiona chiunque si accosti al Ricci risiede nella sua singolare capacità di percorre tutte le strade della scienza, della cultura e dell’arte (filosofia, teologia, matematica, astronomia, cartografia, pittura e musica…) per cogliere e comunicare il mistero di Dio presente e operante nel creato e nella storia. Da ultimo il valore dell’amicizia imparato nella Compagnia di Gesù con la quale e per la quale ha affrontato un’impresa epica e vissuto intensamente in Cina sia scrivendo libri sia con lo stile di vita fatto di relazioni e di incontri con i principali uomini di cultura e di governo della Cina. Quella di Ricci è un’impresa possibile solo a figure dalla statura intellettuale e morale fuori del comune, ma anche umili e obbedienti ad un disegno più grande del quale, come accaduto al gesuita maceratese, si è chiamati ad essere geniali interpreti. Più scopriamo la sua grandezza, più ne siamo affascinati. Il suo messaggio scuote le nostre coscienze e ci spinge a guardare avanti mettendo a frutto il suo insuperato modello di evangelizzazione e di dialogo interculturale. 4. I testimoni e soprattutto i santi, hanno una grande efficacia educativaConcludendo vorrei ricordare che la testimonianza esige la santità e che i santi sono i veri testimoni e i più efficaci educatori, come sottolineato anche dal documento dell’Episcopato italiano Educare alla vita buona del Vangelo (cfr nn. 22; 23; 34).
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