| La coinvolgente testimonianza dei coniugi Ruggero e Teresa Badano |
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| lunedì 13 giugno 2011 | |
“Sarò santa se sarò santa subito!”. Questo l’insegnamento che Chiara Luce Badano è riuscita a mettere in pratica nella sua vita e che l’ha già portata alla beatificazione lo scorso 25 settembre, al Santuario del Divino Amore di Roma. Chi era questa giovanissima ragazza, diventata modello di coerenza cristiana, lo hanno raccontato i suoi genitori Maria Teresa e Ruggero Badano. Il movimento dei Focolari e l’Ufficio di Pastorale Giovanile Diocesana hanno preparato da tempo quest’evento, che si è tenuto nel pomeriggio di sabato scorso, 11 giugno, presso la cattedrale di Jesi, gremita di persone. L’incontro con i genitori è stato introdotto dai canti del complesso “Progetto Uno”, costituito dai giovani di Loppiano (FI), e presentato da Giovanni Perticaroli e Elisa Uncini. Si è trattato di un’occasione unica per ascoltare la viva testimonianza dei Badano nelle nostra regione, accompagnati da Chicca Coriasco, amica del cuore di Chiara. Ma soprattutto c’erano tantissimi giovani, venuti anche da fuori regione, i primi ai quali il messaggio dei Badano si rivolge, come secondo il desiderio della figlia. Chiara nasce il 29 ottobre del 1970, a Sassello un piccolo centro in provincia di Savona e cresce seguendo i valori cattolici che i genitori le trasmettono. Appena adolescente conosce grazie a Chicca il Movimento dei Focolari, fondato da Chiara Lubich. Riconoscere l’Amore di Dio e vivere concretamente gli insegnamenti del Vangelo sono le sfide che Chiara ricerca ogni giorno nel rapporto con il prossimo. A diciassette anni scopre di essere stata colpita da osteosarcoma, una delle forme più dolorose e invincibili di tumore osseo. È nel momento della malattia che affronta la sua prova più difficile. “È giusto morire a diciassette anni?”, chiede un giorno Chiara alla madre, che risponde: “È fare la volontà di Dio!”. Quando Chiara riceve la diagnosi impiega venticinque minuti per accettare una volontà così difficile e dolorosa: “Se lo vuoi tu, Gesù, lo voglio anche io!”. I genitori affrontano la malattia con questo profondo senso della fede, e la figlia, a sua volta, ne rimanda un’immagine concreta e viva: nelle parole, nei sorrisi, nel dolore. E così Chiara diviene Chiara Luce, come aveva deciso di ribattezzarla Chiara Lubich. Nelle parole di Maria Teresa e Ruggero sono molti gli episodi che testimoniano una vita intensa, seppur breve, puntellata di coraggio e di forza, ma soprattutto sostenuta dall’amore e dalla fede in Dio. Un’esistenza, dunque, tanto semplice quanto straordinaria. Di lei Franz Coriasco, il fratello di Chicca, ha scritto: “Al momento, se ripenso all’imminente beata Chiara Luce per come l’ho conosciuta, due sono le cose che so, o presumo. Primo: santi non si nasce poiché la santità è un mestiere – oltreché una scelta – che s’impara in divenire. Secondo: una storia di santità non ha un lieto fine, perché è una storia che non finisce mai”. (Dall’introduzione al libro “Dai tetti in giù”, Città Nuova Editrice, 2010, Roma). Dal discorso del vescovo Gerardo: «Non si può aggiungere niente alla ricchezza di una testimonianza come quella che è stata la vita di Chiara Luce, raccontata con la serenità dei suoi genitori» e ancora «La Beata Chiara Luce ci testimonia che la fede è fondamentalmente un incontro con il Signore Gesù, un innamoramento, una relazione intensa: è quando si vive la fede così che è possibile gustare quella gioia che il Signore ha promesso ai suoi discepoli. In mezzo a tante proposte diseducative Chiara Luce è un modello positivo e luminoso da poter offrire ai nostri giovani». Inevitabilmente una testimonianza come quella raccontata dai coniugi Badano non può non sollevare interrogativi e domande di senso profondo, che riguardano la fede e la vita. La storia di Chiara Luce è la certezza che la santità è alla portata di tutti, ma è necessario riconoscere Gesù nel volto dell’Altro e offrire a Lui ogni istante della propria vita.
Iscra Bini
Jesi, 12 giugno 2011
Diocesi di Jesi
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