| Bioetica e legge morale naturale |
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| martedì 27 luglio 2010 | |
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Le riflessioni di don Giorgio Giovanelli (Diocesi di Fano): la possibilità di una condivisione universale.
Il contesto biomedico odierno chiede, sempre più, un approfondimento del dialogo esistente tra scienza ed etica così da assicurare all’uomo, oltre che lo stesso futuro, il rispetto della sua dignità.
Se è vero che tale dialogo ha come suo centro la promozione e la tutela, in primis, della vita umana, è altresì vero che esso presuppone una corretta considerazione della vita e dell’uomo. Il contesto contemporaneo, caratterizzato dall’abbandono delle scienze metafisiche e da una sempre maggior affermazione del metodo sperimentale, ha condotto ad un riduzionismo antropologico che, facendo coincidere la persona con la sola dimensione biologica e privandola della sua essenziale dimensione spirituale, non consente di cogliere la pienezza della sua verità. Tale lettura della realtà conduce, inevitabilmente, a concezioni diversificate dell’uomo; il messaggio etico contenuto nell’essere non è più percepito (1) e la dimensione morale - nella maggior parte dei casi frutto del consenso delle parti - diviene fluttuante e mutevole: ci si trova, così, di fronte al relativismo e all’arbitrio che, lungi dal promuovere l’autentico bene, sviliscono l’uomo offendendolo nella sua dignità. Il contesto appena delineato diventa motivo di costante riflessione sull’esistenza, in noi, di un legge oggettiva, universale ed immutabile e dalla quale non si può prescindere: la lex naturalis. Questa legge la cui evidenza si impone immediatamente a ciascuno e che vede come suo generalissimo principio quello di ‘fare il bene e di evitare il male’ (2) è altra cosa che semplice e cieca spinta del desiderio (3); essa, infatti è partecipazione nell’uomo della legge eterna di Dio (4); luce posta dal Creatore nella stessa struttura umana e fa si che l’uomo, principio dei suoi atti (5), tenda, naturalmente, al bene morale come a ciò che è in grado di condurlo alla perfezione e alla felicità. La legge morale naturale riguarda necessariamente l’ambito della Bioetica. Come in ogni disciplina si avverte, infatti, anche in essa, la necessità di una metabioetica ossia di una fondazione che costituisca l’orizzonte di senso e il motivo del decidere in situazione concreta. La legge morale naturale diviene, anche qui, garanzia contro il dominio delle ideologie che, per loro natura, producono idee solo ‘strumentali’ che non servono alla ricerca della verità ma, sostanzialmente, all’azione (6) e all’interesse. Il teologo moralista così come il bioeticista troveranno nella legge morale naturale il nucleo veritativo della stessa metabioetica che li indirizzerà, poi, nella delicata fase dell’applicazione dei principi generali nelle situazioni concrete che la quotidianità presenta. Ci si indirizzerà, così, sempre meglio, sia nel dialogo con coloro che non condividono la nostra stessa fede che nell’interazione tra le diverse discipline che è necessaria per giungere alla formulazione di proposte rispettose del vero. L’onesta assunzione della legge morale naturale conduce, infatti, la scienza a riflettere sulla vera natura dell’uomo e a comprendere che tutto ciò che è tecnicamente possibile non è eticamente lecito (7); cosi come la filosofia, illuminata dalla recta ratio, coglie il giusto rapporto che deve sussistere tra l’uomo e la sua libertà. Quest’ultima non ha in sé il potere di creare valori e non gode, come diverse teorie contemporanee vorrebbero, di un primato sulla stessa verità al punto che quest’ultima (8) sarebbe frutto e creazione della libertà dell’uomo. La legge naturale non attenua né, tanto meno, elimina la libertà umana: al contrario la garantisce e la promuove (9). Cosi il Diritto, fronteggiando l’atteggiamento del positivismo giuridico, è chiamato a riconoscere i diritti naturali come anteriori alle codificazioni legislative dei Popoli. L’attingere al diritto naturale diviene garanzia di leggi giuste e rette. Se così non fosse, se la legge non fosse giusta non sarebbe, addirittura, legge (10) e, in quanto tale, non sarebbe in coscienza vincolante. Sarà, inoltre, compito sia dei teologi moralisti che dei bioeticisti fornire proposte rispettose di quella dignità umana che non solo promana dalla lex naturalis ma anche dall’evento dell’Incarnazione; sappiamo, infatti, che il sequi naturam non si oppone alla sequela Christi: è, infatti “solamente nel mistero del Verbo Incarnato che trova vera luce il mistero dell’uomo” (11) ed è solo in Cristo che l’uomo può acquistare “piena coscienza della sua dignità, della sua elevazione, del valore trascendente della propria umanità, del senso della sua esistenza” (12). Con l’intento che le presenti riflessioni possano essere offerte agli uomini di scienza perché possano scoprire che quanto proposto non è frutto di dogmatismo ne tanto meno di fideismo bensì di una reale comprensione della natura delle cose che, sola, può permettere la crescita ed il progresso sia per la vita personale che per quella di tutta l’umanità.
(1) Cfr. BENEDETTO XVI, Discorso ai partecipanti al Congresso Internazionale sulla Legge morale naturale promosso dalla Pontificia Università Lateranense
, Città del Vaticano, 12 febbraio 2007 (per il collegamento, fare click qui ).
(2) Cfr. Idem
.
(3) Cfr. COMMISSIONE TEOLOGICA INTERNAZIONALE, Alla ricerca di un’etica universale: nuovo sguardo sulla legge naturale
, L.E.V., Roma, 2009, 45 (per il collegamento, fare click qui ).
(7) Cfr. BENEDETTO XVI, Discorso
ai partecipanti al Congresso Internazionale sulla Legge morale naturale
promosso dalla Pontificia Università Lateranense , Città del Vaticano, 12 febbraio 2007 (per il collegamento, fare click qui
).
(8) Cfr. GIOVANNI PAOLO II, Lettera Enciclica Veritatis Splendor, 35
(per il collegamento, fare click qui ).
(9) Cfr. Idem
.
(10) Cfr. AGOSTINO, De libero arbitrio, I, V, 11 [Corpus christianorum, series latina, 29, 217]. Cfr. TOMMASO D’AQUINO, Summa Theologiae, I-II, q. 93, a. 3, ad 2.
(11) Cfr. CONCILIO VATICANO II, Costituzione Pastorale sulla Chiesa nel Mondo contemporaneo Gaudium et Spes, 22
(per il collegamento, fare click qui ).
(12) Cfr. GIOVANNI PAOLO II, Lettera Enciclica Redemptor hominis, 11
(per il collegamento, fare click qui ).
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