 URBINO. E’ uscito in questi giorni un interessantissimo opuscolo dedicato a “Santa Teresa di Lisieux Dottore della Chiesa”. Il volumetto è curato da SE Monsignor Francesco Marinelli Arcivescovo di Urbino-Urbania-Sant’Angelo in Vado che lo dedica «a quanti aspirano ad una esistenza di alto profilo e intendono programmare la propria vita con impegno profondo e generoso sia sul piano della crescita umana sia su quello spirituale, aperti all’universalità e alla trascendenza». L’autore rileva che «Santa Teresa non ha potuto frequentare l’Università e neppure ha compiuto studi sistematici, ma il riconoscimento del titolo di “Dottore della Chiesa”, la innalza nella considerazione della comunità cristiana ben al di là di quanto possa farlo ogni titolo accademico»; infatti «il suo cammino spirituale è così maturo ed ardito, le intuizioni di fede così vaste e profonde da meritarle un posto tra i grandi maestri dello spirito». «Teresa scopre Dio come Amore» scrive Monsignor Marinelli il quale ricorda che nella Lettera Apostolica della Proclamazione del Dottorato, Giovanni Paolo II precisa: «Dottore nella Scienza dell’Amore divino», aggiungendo: «Questa giovane carmelitana fu interamente presa dall’Amore di Dio». L’arcivescovo Marinelli propone alcune tracce della dottrina di Teresa per la quale «la santità dell’uomo, in Gesù Cristo e nello Spirito Santo Amore, è Dio stesso». Dunque, «la santità non si realizza tanto in una gara estenuante di esercizi pii e virtuosi, ma lasciando Dio libero di amarci come vuole Lui, quando vuole Lui, dove vuole Lui»: «la strada da lei percorsa per raggiungere questo ideale di vita non è quella delle grandi imprese riservate a pochi, ma è invece una via alla portata di tutti, la piccola via, strada della confidenza e del totale affidamento alla grazia del Signore>, che <non è via da banalizzare, come se fosse meno impegnativa. Essa è in realtà esigente, come lo è sempre il Vangelo». Teresa nasce nel 1873 ad Alençon, cittadina della Normandia, nel nord della Francia, in una famiglia esemplare, seppure gravata da tanti problemi di vita quotidiana; a 15 anni entra in un monastero di clausura stretta a Lisieux; dopo otto anni si ammala di tubercolosi, una malattia allora terribile, e un anno dopo muore, il 30 settembre 1897. «Pareva finito tutto - scrive Monsignor Marinelli - e invece è cominciata la fioritura del suo carisma umano ed ecclesiale». Nel 1925 è proclamata Santa da Pio XI e nel 1997 Dottore della Chiesa da Giovanni Paolo II. «Teresa - scrive ancora Monsignor Marinelli - pur non avendo mai avuto un vero Direttore spirituale (Il mio direttore è Gesù), non avendo frequentato preti e teologi, salvo per brevi periodi, ed avendo letto pochissimi testi strettamente teologici, rivela tuttavia una sorprendente modernità» che i suoi scritti, raccolti in tre manoscritti (A, B, C), manifestano in tutta la sua originalità. Teresa ha messo insieme anche una piccola Antologia di testi poetici: “Il mio Cielo quaggiù”, “Viver d’Amore”, “L’Abbandono è il frutto delizioso dell’Amore”, “A Giovanna d’Arco”, l’eroina che sosteneva di aver ricevuto l’incarico celeste di salvare la Francia, dalla quale Teresa si sentì sempre profondamente attratta. Giovanna d’Arco, dopo aver ridato dignità e forza ai francesi, fu condotta al rogo sulla piazza di Rouen nel 1431 a soli 19 anni, al termine di una indecorosa farsa processuale. Papa Benedetto XV l’ha proclamata Santa nel 1920 e Patrona di Francia (nel 1944 Pio XII nomina Santa Teresa seconda Patrona della Francia). Il volumetto termina con la “Preghiera a Gesù Sacro Cuore” e “Con le mani vuote”. L’immagine di Santa Teresa è stata accolta con devozione nel 2006 in vari centri dell’Arcidiocesi. Si può trovare l’opuscolo in Curia, in Duomo e nelle altre chiese ed anche in pubblici locali.
giancarlo di ludovico
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