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A dieci anni dalla scomparsa di Carlo Urbani PDF Stampa E-mail
martedì 12 marzo 2013
carlo_urbani_1.jpg

Il prossimo 29 marzo ricorreranno dieci anni dalla scomparsa, a Bangkok, di Carlo Urbani (nella foto sopra), medico di Castelplanio, vittima di quella stessa sindrome, la Sars, che aveva contribuito a individuare e sconfiggere. Urbani era in Vietnam in missione per conto dell’Onu, dopo essere stato in missione in Cambogia. Accettando la trasferta ad Hanoi, con la sua famiglia, Carlo si era dimesso da Presidente di ‘Medici senza frontiere’, responsabilità che nel 1999 lo aveva portato anche a Oslo, a ritirare il Premio Nobel.

varagona_rai_autore_2_1.jpgEbbene, l’Aicu (Associazione Italiana Carlo Urbani), nata pochi mesi dopo la scomparsa di Carlo, celebrerà la ricorrenza con una serie di iniziative nel primo week end di aprile. Esce, intanto, in questi giorni, per iniziativa delle ‘Edizioni Paoline’, un volume: “Il medico della Sars, Carlo Urbani raccontato da quanti lo hanno conosciuto” che ospita decine di testimonianze raccolte dal giornalista Vincenzo Varagona (in foto a destra). “Il volume – spiega l’autore – vuol fare conoscere Carlo Urbani a quanti, soprattutto ragazzi, non hanno avuto modo ancora di scoprirlo: ragazzi che magari frequentano scuole a lui dedicate e leggono questo nome sulle targhe di un’aula magna o di una biblioteca, ma non sanno chi sia Carlo Urbani.

Carlo, prima medico di base nel suo paese, poi infettivologo negli ospedali di Ancona e Macerata, sin da giovane ha alternato questi impegni con viaggi e missioni all’estero, accettando poi ruoli di responsabilità in Medici Sen­za Frontiere, di cui è stato presidente per l’Italia, e in seguito nell’Organizzazione Mon­diale della Sanità, per cui lavorava, in Vietnam, quando, a 47 anni, è morto.

Arricchito dalla presentazione della moglie Giuliana e dalla prefazione di Kostas Moschochoritis, direttore generale di Medici senza frontiere Italia, il volume di Vincenzo Varagona raccoglie decine di testimonianze, di familiari, amici, medici, dirigenti, funzionari, diplomatici, molti dei quali parlano per la prima volta, raccontan­do un Carlo Urbani spesso diverso da quello finora conosciuto. Storie, aned­doti che tentano di superare un’agiografia in questi casi inevitabile, per of­frire le tracce di un’esperienza capace di destare, ancora, entusiasmi e speranze. Non a caso il volume si conclude con un capitolo dedicato all’AICU, l’Associazione Italiana Carlo Urbani, che da dieci anni si propone di continuare l’opera iniziata da Carlo perseguendo una serie di obiettivi di solidarietà sociale nei Paesi in via di sviluppo. In quarta di copertina alcune righe tratte dal discorso di carlo Urbani a Oslo, quando ritirò il Nobel per Medici senza Frontiere: ’Questo premio è per l’idea di salute e dignità che rap­presentiamo, è un impegno a restare vicini alle vittime, tutelandone i diritti. (…) Vorremmo che oggi vi sentiste tutti un po’ Nobel per la Pace, per averci permesso l’indipendenza e l’ingerenza negli affari di Paesi dove la vita umana non vale niente. Lasciamo che i riflettori illuminino gli scenari dimenticati, affinché il domani sia migliore e i benefici del premio vadano a loro, alle vittime”.
 
 
 
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