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“La morte interroga la vita” PDF Stampa E-mail
lunedì 23 aprile 2012
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Sabato 21 aprile, presso il Circolo Città di Fano, Accademia degli Scomposti, si è tenuto un dibattito sul tema del testamento biologico. Nel coro dei relatori – rende noto don Ruggeri, dalla Curia Vescovile – si sono espresse le voci di Don Giorgio Giovanelli, delegato diocesano per il Centro di Bioetica e il Vescovo Mons. Armando Trasarti. “Tutte le richieste di eutanasia, in realtà – ha evidenziato don Giovannelli – non sono richieste di morte ma richieste di considerazione. Il fatto è che nei nostri Paesi, dove la medicina è altamente specializzata e tecnicizzata, si sta perdendo quello che è l’approccio olistico dell’uomo, anche nella relazione medico-paziente e, così, non si ha più una persona da curare ma un fegato da operare, un rene da trapiantare. È necessario recuperare, quanto prima – ha concluso don Giovannelli – un approccio integrale della persona umana, in modo particolare nei momenti in cui la sua esistenza si fa fragile e precaria; il rapporto medico-paziente deve contemplare non solo una capacità professionale ma anche umana, capace di accompagnare e, soprattutto, di far sentire amati i pazienti”. Le conclusioni della tavola rotonda – evidenzia don Ruggeri – sono state affidate al Vescovo Mons. Trasarti. Il Vescovo ha esordito dicendo che “l’ambito da cui dobbiamo partire è quello della famiglia dove l’uomo impara ad essere tale. La famiglia è il primo hospice dove il bambino impara a toccare lo sguardo di amore che allevia il dolore”. Inoltre – ha ribadito il Vescovo – l’uomo merita amore e rispetto sempre, anche nelle sue iniziali, seppur elementari, manifestazioni biologiche e questo non perché è bello, giovane, ricco; non per delle sue qualità o doti ma semplicemente perché esiste. Non dobbiamo dimenticarci la dimensione della trascendenza della vita umana ed il fatto che l’uomo porta, in sé, l’immagine del Creatore che gli conferisce una dignità unica tale che altra, nel creato, non si può trovare”. Prendendo anche spunto dal suo percorso fisico Mons. Trasarti ha sottolineato come “la sofferenza è un male da combattere; tutti, credenti e non, abbiamo il dovere di curare e, quando è possibile, guarire quanti sono affetti da qualsiasi genere d’infermità. La dimensione della sofferenza porta l’uomo a interrogarsi circa il senso del suo esistere e, anche, a capire che pur non potendo eliminare il dolore dall’esperienza della vita umana esso può, certamente, umanizzare e trasformare in luogo di sentire solidale. Quante volte la presenza di un disabile o di un infermo diventa, per la famiglia tutta, un’occasione di solidarietà e di amore”. In merito, poi, all’eutanasia, il Vescovo di Fano ha sottolineato come “le ricerche ci testimoniano che l’eutanasia non risolve il problema della sofferenza; quest’ultima, per essere ben affrontata, richiede di guardare con coraggio le cause che inducono a chiedere la morte; tale lavoro ci farà scoprire che, in realtà, la richiesta di eutanasia è richiesta di amore, affetto; un modo con cui l’uomo chiede all’altro di essere considerato, visto, amato”. In questo scenario, ha concluso il Vescovo Trasarti, “siamo chiamati a ripartire da una cultura della vita eticamente fondata; il credente, attraverso la luce della fede, è abilitato a comprendere il significato integrale della sofferenza umana e della morte che, solo senza Dio, divengono un destino tragico ed assurdo. Ancora una volta siamo chiamati a contemplare il Mistero della Croce che dà senso e luce ad ogni nostra esperienza; alla vita intera: “il massimo della paternità e della figliolanza sono espresse dalla croce. È solo a partire dalla croce che tutto si fa più umano, accessibile, attraente, perché traspare la paternità di Dio e noi ci sentiamo figli e amati”.
 
 
Diocesi di Fano 
Ufficio Comunicazioni Sociali


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