| Si chiude un'epoca per lo storico liceo "Savoia" di Ancona |
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| mercoledì 28 settembre 2011 | ||||||||
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Il trasferimento di un istituto scolastico non è una operazione meramente logistica: coinvolge la memoria, suscita sentimenti. E la cosa si è puntualmente verificata per il Liceo scientifico statale “Luigi di Savoia” che da via Vecchini, dove si trovava da oltre cinquant’anni, è da quest’anno scolastico trasferito in via Marini, andando a costituire - insieme con l’Istituto tecnico commerciale “Benincasa” - l’Istituto comprensivo “Savoia-Benincasa”. L’addio alla vecchia sede è avvenuto nei giorni scorsi (per la precisione sabato 24 settembre) con una festa che ha visto riuniti tanti studenti ed ex studenti, e tanti professori ed ex professori dello storico liceo: il primo liceo scientifico ad Ancona. La manifestazione senza dubbio riuscita ha avuto anche un rilievo sulla stampa locale, interessata a un “amarcord” plurigenerazionale, che ha privilegiato aneddoti più o meno goliardici che nel tempo sono avvenuti tra le mura del “Savoia”.
E la cosa ci sta, ma altrettanto ci stanno i ricordi di altra natura, che invece sono rimasti un po’ in ombra, eppure sono quelli che aiutano a capire come questo liceo al centro della città fosse non solo un’istituzione scolastica di qualità, ma quasi metafora di una città impegnata a stare al passo coi tempi e a ispirarsi ad un umanesimo che fosse sintesi delle “due culture” (letteraria e scientifica). Al riguardo vorrei dire, avendo insegnato per tanti anni in questo Liceo (dal 1966 al 1994), che il “Savoia” per la sua connotazione istituzionale di tipo “liceale” e “scientifica” e per la sua specificità a livello di corpo docente, ha fatto della sinergia tra materie letterarie, artistiche, storiche, filosofiche,da una parte, e materie scientifiche e tecniche, dall’altra, il suo obiettivo peculiare, e lo ha fatto attraverso una feconda dialettica tra insegnanti delle diverse discipline: insegnanti in genere con grandi competenze professionali e con non minori doti umane. Per non far torto a nessuno non segnalerò alcun nome di docenti, neppure quelli divenuti a diverso titolo noti nel campo storico, letterario, linguistico, filosofico, scientifico e artistico. Al di là di queste personalità, che in diverso modo si sono affermate a livello accademico o editoriale, si potrebbe dire che il meglio di sé i docenti del “Savoia” lo hanno dato nello svolgimento quotidiano del loro compito istituzionale, formando culturalmente e umanamente i propri studenti, tant’è vero che più dei professori sono diventati noti non pochi studenti quando sono diventati professionisti affermati in vari settori: non solo a livello cittadino, ma anche a livello nazionale o addirittura internazionale; proprio gli stessi studenti hanno poi ricordato (e ricordano) l’influenza esercitata su di loro da tanti docenti, riconoscendola come un vero e proprio magistero di cultura e di vita. Detto questo, vorrei invece ricordare in questa sede la presenza di alcuni sacerdoti che al “Savoia” hanno operato a diverso titolo. Ricordiamo anzi tutto il preside mons. Mario Natalucci, storico famoso in particolare per la sua storia di Ancona che ha avuto varie edizioni e versioni, ed è stata anche recentemente ripubblicata: con Mario Natalucci, cui è stata intitolata una via al centro commerciale della Baraccola, il “Savoia” raggiunse il suo maggiore sviluppo: successivamente sorsero in provincia altri licei scientifici. Ricordiamo poi don Albo Viggiani, professore di lettere dopo una esperienza nel mondo diplomatico vaticano, e alcuni insegnanti di religione, a cominciare da mons. Carletti, ma per tutti era don Otello, che fu poi vicario episcopale, impegnato nell’associazionismo magistrale e nel settore catechetico anche a livello nazionale; ricordiamo poi il giovane don Paolo Paolucci Bedini, anche lui successivamente vicario episcopale (entrambi deceduti); ricordiamo ancora padre Aldo Alberoni, don Bruno Burattini, don Bruno Pierini e altri che al liceo sostarono più fugacemente: con stili diversi hanno saputo essere testimoni di fede e compagni di viaggio dei loro studenti, un esempio anche per i nuovi insegnanti di religione laici che li hanno nel tempo sostituiti. Ebbene, grazie a tanti docenti delle diverse discipline, il “Savoia” è riuscito a essere una scuola viva e vitale, che nei casi migliori armonizzava scienza, sapienza e saggezza, contribuendo così alla crescita completa dei ragazzi, i quali nel loro liceo hanno potuto vivere esperienze importanti non solo in termini di istruzione scolastica, ma anche di formazione umana, in particolare esercitando libertà e responsabilità, innovazioni e sperimentazioni: da quelle autorizzate come progetti pilota a quelle autogestite all’epoca della contestazione, che negli anni Settanta si fece sentire anche al “Savoia”, come in altri istituti cittadini, senza però arrivare a eclatanti episodi di violenza. Per concludere, vorrei, nel momento in cui il “Savoia” ha lasciato la sua sede di via Vecchini, affermare che questo liceo è stato un valido istituto di istruzione e di formazione, una scuola di cui la città era legittimamente orgogliosa; certo, scuole superiori al centro della città non sono più ammissibili, ma è altrettanto certo che quelle presenze sono state significative, quasi a richiamare nella città la funzione insostituibile che svolgono l’istruzione e la cultura anche per la creazione di un tessuto comunitario di convivenza civile ispirata a valori e ideali. Ragioni pratiche non hanno consentito di mantenere il Liceo classico “Carlo Rinaldini” e l’Istituto magistrale “Caterina Franceschi Ferrucci” e ora il Liceo Scientifico “Luigi di Savoia” che, tuttavia, nella diversa collocazione continuano a essere punti di riferimento essenziali per l’istruzione secondaria superiore di Ancona. Termino con un auspicio: che sia salvaguardato e valorizzato il patrimonio artistico presente nella sede di via Vecchini, in particolare mi riferisco ai pannelli dell’Aula Magna, alle formelle della parete esterna della palestra, e alla scultura dell’atomo nell’atrio: sarebbe bene che queste opere tornassero a decorare il nuovo istituto comprensivo “Savoia-Benincasa” di via Marini ovvero rimanessero al centro della città, ricordandone la provenienza; altrettanto è da dire per alcuni quadri di pregio, opera di artisti che sono stati docenti di Disegno e storia dell’arte al “Savoia”. La memoria e l’apprezzamento sono oltre che un dovere, un diritto per una città che voglia essere consapevole di sé, e le diverse forme di “simbolica” aiutano in questa direzione.
Giancarlo Galeazzi
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