| Pesaro: a nuovo parroco a San Carlo Borromeo |
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| martedì 30 agosto 2011 | ||||||||
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Non occorrevano molte parole – domenica 28 agosto, nel passaggio di consegne alla guida della Parrocchia di San Carlo Borromeo – per dimostrare che don Guido Vincenzi, parroco uscente, “ha dato l’anima, la vita a quella comunità, conducendola per ben 46 anni”. Bastava la sola presenza dei fedeli, stipati nella chiesa, che lo hanno salutato e ringraziato con un’autentica “ovazione”: segni chiari, tangibili, della fedeltà e fecondità del suo ministero.
Anche l’Arcivescovo Piero Coccia, a nome suo e di tutta l’Arcidiocesi, ha voluto esprimere a don Guido profonda riconoscenza, ricordando “i tratti specifici” del suo apostolato: “l’attenzione particolare per gli ammalati, ai quali ha offerto sempre vicinanza e conforto; il coraggio con cui, fin dagli anni Sessanta, si è impegnato a portare l’esperienza della fede nel mondo fortemente problematico del lavoro; la predilezione per i pellegrinaggi, occasione per molti di approfondimento o di riscoperta del cristianesimo; i sacrifici con cui è riuscito a dotare la parrocchia di importanti strutture, oggi più che mai necessarie per far crescere una comunità nella fede”. La sua testimonianza - gli hanno riconosciuto i parrocchiani - è sempre stata quella di un sacerdote “perseverante nella preghiera, instancabile nell’annuncio della parola del Signore, disponibile al servizio, guida fedele e sicura”. Del resto, anche nell’inevitabile “strappo” sofferto nel lasciare un rapporto così a lungo e così intensamente coltivato, don Guido ha testimoniato la sua fede, facendo proprie le parole dell’apostolo Paolo: “Ecco, io vengo, o Dio, per fare la tua volontà”. Ma se un parroco è chiamato a lasciare, un altro è chiamato a prendere: la “porzione di gregge” della parrocchia di San Carlo è stata così affidata dall’Arcivescovo a don Massimo Regini (trasferito dall’incarico di amministratore della parrocchia dei Santi Vito e Modesto), che continuerà ad essere aiutato da don Mario Florio, già prezioso collaboratore pastorale della parrocchia. Don Massimo, dopo aver ringraziato l’Arcivescovo per la fiducia accordatagli, ha assicurato continuità alla lunga e importante storia iniziata da don Guido, aggiungendo che ovviamente nuove sfide attendono la comunità cristiana, soprattutto nell’annunciare il Vangelo alle giovani generazioni: con loro, tra l’altro, ha ricordato di aver vissuto una straordinaria esperienza a Madrid nella recente Giornata Mondiale della Gioventù. Il nuovo parroco ha poi affidato a don Marco Di Giorgio la lettura di alcune riflessioni sul sacerdote che lo hanno accompagnato fin dagli anni in cui era al Seminario di Ancona: “Il prete deve essere contemporaneamente grande e piccolo; nobile di stirpe, nobile di spirito, come di stirpe reale; semplice e naturale come fosse di origine contadina; un eroe nella conquista di sé, un uomo che si è battuto con Dio; una fonte di santificazione, un peccatore a cui Dio ha perdonato; un padrone dei propri desideri, un servitore per i piccoli e per i deboli; uno che non si abbassa davanti ai potenti, ma si curva sui poveri; discepolo del suo Signore, capo del suo gregge; un mendicante dalle mani sempre aperte, portatore di innumerevoli doni; un guerriero sul piano di battaglia, una madre per curare i malati; fatto per la gioia, conoscitore della sofferenza; lontano da ogni invidia; chiaroveggente; un amico della pace; costante sempre. Così diverso da me”. Alla liturgia del giorno si è invece ispirato Mons. Coccia per delineare l’identità e la missione di un parroco, “uomo della seduzione, della trasformazione, della valutazione”. Il parroco è colui che, proprio perché affascinato da Cristo, è capace a sua volta di affascinare, trasformare, aiutare la comunità a non conformarsi al giudizio del mondo, ma a discernere ciò che è buono e a Lui gradito “Auguriamo a don Massimo, ha detto l’Arcivescovo, di essere questo tipo di uomo, affinché anche il suo ministero possa essere sempre fedele e fecondo”.
Paola Campanini
Arcidiocesi di Pesaro
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