Menu Content/Inhalt
Agenzia stampa on-line. Registrazione presso il Tribunale di Ancona n. 7/07 del 19 Aprile 2007 - Dir. Don Dino Cecconi
Home
Home
Chi siamo
Notizie
Foto
Audio
CEM
Tavolo Regionale
Pastorale Giovanile
Calendario
Collegamenti
Contattaci
Cerca
FAQ

Newsletter

Nome:
Email:
Novembre 2011
Lu Ma Me Gi Ve Sa Do
31 1 2 3 4 5 6
7 8 9 10 11 12 13
14 15 16 17 18 19 20
21 22 23 24 25 26 27
28 29 30 1 2 3 4

Area Riservata






Password dimenticata?
Nessun account? Registrati
Eucaristia: pane del cammino PDF Stampa E-mail
mercoledì 20 luglio 2011
confraternite_jesi_cen_11_1.jpg

“Eucaristia per la tradizione” è il tema che giovedì 8 settembre, durante il Congresso Eucaristico Nazionale, sarà affrontato con modalità e percorsi culturali diversi nelle sedi di Senigallia, Ancona e Jesi.
A Jesi, presso il Palazzetto dello Sport, si svolgerà un incontro con le Confraternite. Ispirate dall’amore cristiano, in un’epoca in cui lo Stato in tanti ambiti era assente, le Confraternite erano associazioni di credenti determinati a tradurre in pratica quelle che il catechismo chiama “opere di misericordia corporale”. A riguardo, la città di Jesi  poteva vantare una splendida fioritura.
Cito le più note. Confraternita del Buon Gesù: fu fondata nel 1425 da Giacomo della Marca ed aveva sede nella chiesa di san Floriano. Confraternita dell’Orazione e Morte: esisteva fin dal 1500 con il nome di Congregazione dei poveri e della morte. É quella che fece costruire l’attuale chiesa dell’Adorazione, detta anche “della morte”. Confraternita del Sangue Giusto: prese il nome da un miracolo eucaristico che, secondo un’antica tradizione, sarebbe avvenuto prima del Mille nella chiesa di san Nicolò, dove la confraternita aveva sede. Quando, nel 1798, l’edificio venne sconsacrato per motivi igienici, l’immagine del Sangue Giusto fu trasferita nella chiesa di san Giovanni Battista. La confraternita esiste ancora e la festa del Sangue Giusto si celebra l’11 febbraio. Confraternita del Sacramento: aveva sede nella cattedrale; ne esisteva però una analoga nella chiesa di S. Maria del Piano e tuttora ne esiste una nella chiesa di S. Maria di Tabano. Confraternita del Soccorso: aveva sede nella “piccola chiesa” che si trovava in piazza delle Monnighette: a suo ricordo rimane l’Arco del Soccorso. Confraternita di San Domenico:  era conosciuta anche con i nomi di Sant’Antonio Abate, prima, e di San Pietro Martire poi. Confraternita di San Rocco: esisteva fin dal 1500 e fu soppressa nel 1777 dal papa Pio VI. Confraternita di Santa Lucia: è una delle più antiche: era presente fin dal 1200 e gestiva l’ospedale S. Lucia, in piazza del Duomo. Accanto al Palazzo vescovile rimane, a ricordo, il vicolo detto “del Vecchio Ospedale”. L’ultima, in ordine di tempo, è la Confraternita dei Mastri Presepai. Fu fondata nel 1987 da un gruppo di jesini “uniti dalla passione per il presepio”. In questi ultimi anni ha realizzato il presepe nella chiesa di S. Savino e ha partecipato alle rassegne internazionali ricevendo notevoli riconoscimenti. Nello Statuto della Confraternita Jesina dei Mastri Presepai si dice che “il loro impegno è di comporre attorno al presepe le divisioni, le distanze tra persone e genti, qualunque sia la loro provenienza culturale e geografica”. Il loro simbolo è l’immagine della Natività riportata sulla Croce processionale del secolo XVI, che si conserva nel Museo Diocesano di Jesi.

Organizzazione e funzioni

Le Confraternite, sul piano giuridico, erano associazioni laicali dipendenti dall’autorità ecclesiastica; avevano statuti propri ed un’organizzazione finalizzata al culto, alla carità e all’assistenza. Ogni confraternita possedeva un patrimonio proprio, consistente in denaro e beni immobili, come terreni e vigneti. Tale patrimonio era amministrato dagli stessi membri del sodalizio, sempre sotto il controllo dell’autorità ecclesiastica. Le confraternite erano governate da due priori, affiancati da fratelli con incarichi esecutivi fra i quali vi era la raccolta delle offerte e l’assistenza agli infermi del sodalizio.
I capi, di solito, erano uomini della nobiltà locale, mentre i membri del sodalizio appartenevano soprattutto alla classe popolare. Le confraternite promuovevano attività caritative e sociali: gestivano ospedali sia per i malati, specie quelli terminali, sia per i pellegrini di passaggio, diretti a Roma o verso santuari celebri, come Loreto; visitavano gli infermi nelle case e, all’occorrenza, fornivano gratuitamente le medicine; visitavano i carcerati e cercavano di mitigare le loro condizioni, qualunque fosse la colpa o il delitto per cui erano detenuti in una delle tre prigioni della città: quella del Comune, che si trovava nel Palazzo della Signoria; quella del Tribunale vescovile, nel palazzo del Vescovo e quella dell’Inquisizione, nel convento dei Domenicani, in via Valle. Prestavano assistenza ai condannati a morte e ne seppellivano i corpi, in genere nella chiesa di San Giovanni decollato, annessa alla chiesa di San Sebastiano, nel cui piazzale avvenivano le esecuzioni.
In assenza dei cimiteri, istituiti in seguito all’Editto napoleonico del 1804, provvedevano anche alla sepoltura dei defunti nelle varie chiese della città. Si prendevano cura dei bambini abbandonati “da madri nubili o per cause di povertà” e li educavano.
Ogni confraternita aveva una propria divisa formata da un lungo camice, detto sacco, stretto in vita da un cingolo o cordone e completato da una mantellina, detta mozzetta, di colore diverso a seconda delle varie confraternite.
Per quanto riguardava il culto, gli iscritti a queste associazioni avevano il dovere di accostarsi ai sacramenti almeno tre volte l’anno, di collaborare durante le manifestazioni religiose pubbliche e di accompagnare il sacerdote quando si recava a portare il Viatico agli infermi. In compenso godevano di “privilegi” e al momento della morte avevano diritto ad essere seppelliti nella chiesa o nella cappella dove la confraternita aveva sede.
Alla confraternita del Buon Gesù e a quella di S. Lucia spetta il merito di aver commissionato a Lorenzo lotto splendide opere d’arte, come la “Deposizione” (1512), e le “Storie di Santa Lucia” (1532). Quando, per effetto dei cambiamenti storici, le funzioni assistenziali che costituivano le finalità di queste associazioni, scomparvero, le Confraternite rimasero come un fatto di tradizione e di folclore.
 
 
Rosaria Ricciardi Biundo
 
Bibliografia: G. Luconi e P. Cocola “Conoscere Jesi”; C. Urieli “La Chiesa di Jesi”
 
 
 

Diocesi di Jesi
Ufficio Comunicazioni Sociali

Piazza Federico II, 8
Tel. e fax 0731 208145
60035 - Jesi (AN)

Commenti
Nuovo Cerca RSS
Commenta
Nome:
Email:
 
Website:
Titolo:
Stile:
[b] [i] [u] [url] [quote] [code] [img] 
 
 
:angry::0:confused::cheer:B):evil::silly::dry::lol::kiss::D:pinch:
:(:shock::X:side::):P:unsure::woohoo::huh::whistle:;):s
:!::?::idea::arrow:
 
Inserisci nella casella di testo qui sopra, il codice di sicurezza che puoi leggere nell'immagine con una scritta "strana" al suo fianco.

3.26 Copyright (C) 2008 Compojoom.com / Copyright (C) 2007 Alain Georgette / Copyright (C) 2006 Frantisek Hliva. All rights reserved."

 
< Prec.   Pros. >

Liturgia del Giorno

San Martino di Tours
(Bianco)
I LetturaSap 13,1-9
Se sono riusciti a conoscere tanto da poter esplorare il mondo, come mai non ne hanno trovato più facilmente il sovrano?
Salmo(Sal 18)
I cieli narrano la gloria di Dio.
VangeloLc 17,26-37
Così accadrà nel giorno in cui il Figlio dell’uomo si manifesterà.

www.lachiesa.it

Syndicate

Add to Google