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"I nuovi cittadini, tra esclusione e integrazione, tra respingimento e interazione" PDF Stampa E-mail
martedì 10 maggio 2011
logo_meic_1.jpgMercoledì 11 maggio alle ore 17, nella Sala del Rettorato dell'Università Politecnica delle Marche, il Gruppo MEIC di Ancona organizza un Convegno su: "I nuovi cittadini, tra esclusione e integrazione, tra respingimento e interazione", con le relazioni del prof. Luigi D'Andrea, ordinario di Diritto costituzionale alla facoltà di Giurisprudenza di Messina (ma anche vice presidente nazionale del MEIC) e del prof. Maurizio Ambrosini, ordinario di Sociologia alla Facoltà di Scienze politiche dell'Università di Milano (esperto della Caritas sui temi dell'emigrazione)
Indubbiamente, oggi, la recrudescenza del dramma (purtroppo spesso tragedia) della emigrazione pone al Paese e alla comunità cristiana angosciosi problemi di coscienza; d'altro canto, da tempo, in presenza di una società, globalizzata e fortemente dinamica, il costituzionalismo democratico è impegnato ad armonizzare un ordinamento, che promuova la convergenza tra cittadinanza sociale e cittadinanza politica, per generare feconde interazioni, capaci di costruire "una casa comune" delle differenze che albergano nelle comunità e di valorizzare le diversità come risorse per il tessuto comunitario
Tale processo di "armonizzazione" dell'ordinamento necessita del consenso politico e sociale. La società sembra contrapporsi, supportata da una politica (quella "maggioritaria") palesemente ostile. L'immigrazione diventa un problema minaccioso, incombente, incontrollabile; l'immigrazione associa povertà e diversità, minaccia l'identità, la nostra "civiltà". Occorre, allora, cambiare radicalmente il modo di leggere e di comprendere il fenomeno dell'immigrazione. I muri separano gli uomini, i popoli, fanno regredire le società, sono le ragioni che conducono alle guerre, sono contro l'umanità. Una filosofa contemporanea ammonisce che "i pregi delle democrazie liberali non consistono nel potere di chiudere le proprie frontiere, bensì  nella capacità di prestare ascolto alle richieste di coloro che, per qualunque ragione, bussano alle porte "(Seyla Benhabib).
Diventa,allora, oltremodo valida la riflessione di Benedetto XVI che "il problema dell'emigrazione richiede una forte e lungimirante politica di cooperazione internazionale per essere adeguatamente affrontato. Tale politica va sviluppata a partire da una stretta collaborazione tra i Paesi da cui partono i migranti e i Paesi in cui arrivano; va accompagnata da adeguate normative internazionali in grado di armonizzare i diversi assetti legislativi, nella prospettiva di salvaguardare le esigenze e i diritti delle persone e delle famiglie emigrate e, al tempo stesso, quelli delle società di approdo degli stessi emigrati. Nessun Paese da solo può ritenersi in grado di far fronte ai problemi migratori del nostro tempo. Tutti siamo testimoni del carico di sofferenza, di disagio e di speranza che accompagna i flussi migratori". (Caritas in Veritate External link )
il tema dell'emigrazione non può lasciare indifferenti, noi cristiani, tocca profondamente la nostra coscienza, impegnandoci a trovare adeguate soluzioni, a tutti livelli del nostro operare. La responsabilità è quella di vitalizzare la cultura (di accoglienza e di condivisione) del popolo cristiano "attraverso il rafforzamento della rete delle nostre comunità ecclesiali, a partire dalla qualità credente ed ecclesiale dei nostri fedeli e delle nostre parrocchie, come pure di tutte le altre realtà. Mons. Crociata. segretario della CEI, di recente ha indicato la missione a cui si è chiamati come comunità di credenti: "sentire e condividere che c’è un appello del Signore in questa circostanza, che chiede di rinnovare la testimonianza e le forme dell’annuncio. Sappiamo che un segno inequivocabile della qualità alta della vita della Chiesa è la sua tensione missionaria... bisogna che la tensione missionaria si manifesti nella vita ordinaria delle nostre comunità, senza trascurare i nuovi arrivati, in un certo senso mandati dal Signore per una nuova opportunità di incontro con Lui e con il suo Vangelo". (Intervento alla Commissione Presbiterale Italiana, 7 Aprile 2011)
Con questo convegno il MEIC di Ancona e delle Marche, con le altre sigle che hanno aderito all'iniziativa (Caritas diocesana, Azione Cattolica diocesana, ACLI della Provincia di Ancona, Istituto Superiore di Scienze Religiose di Ancona, Circolo culturale J. Maritain) vuole offrire (alla città) una lettura della complessità del fenomeno "immigrazione" insieme ad una prospettiva nell'affrontarlo, e vuole essere "una meditazione" per accompagnare la nostra chiesa verso l'evento del Congresso eucaristico nazionale del settembre prossimo.
 
 
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II Lettura1Cor 3,9-11.16-17
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