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Padre Matteo Ricci fondatore della missione moderna PDF Stampa E-mail
giovedì 08 aprile 2010

ChiesaMarche dà il via ad un nuovo ciclo di sei interviste dedicate a Padre Matteo Ricci, per conoscere meglio l'illustre gesuita e le iniziative che si stanno svolgendo nel 2010 per il IV centenario della sua morte.

In questo primo appuntamento, Silvio Vitelli External link ha intervistato il prof. Sandro Petrucci, docente di Lettere e vicepresidente della commissione su padre Matteo Ricci istituita presso la Diocesi di Macerata.

Dopo una breve presentazione di Padre Matteo Ricci, il fondatore della missione moderna e della comunità cattolica in Cina, il prof. Petrucci ricorda brevemente la sua biografia e la sua formazione a Roma, in Portogallo e in India.

 
 
 
interviste_headphones_1.jpg
   
File con l'intervista al prof. Sandro Petrucci (durata, 5:35. Dimensioni: 2,55 MB)
 
 
Facendo click sul link o sull'immagine, è possibile ascoltare subito l'intervista, in streaming. Per salvarla, fare click con il pulsante destro e scegliere "Salva oggetto con nome" o "Salva destinazione con nome".

Le interviste possono essere trasmesse o pubblicate, purché siano citati la fonte e l'autore.

Ricordiamo che nel canale Youtube External link di ChiesaMarche è possibile ascoltare tutte le interviste audio pubblicate. Le più recenti sono disponibili anche cliccando sulla sezione "Audio" della colonna di sinistra e poi sulla voce "Interviste audio".

silviovitelli.altervista.org External link
 
 

Testo dell'intervista

 
Ben ritrovati lettori e, in questo caso, ascoltatori di chiesamarche.org : con questo contributo apriamo un nuovo capitolo nella serie delle interviste audio di Chiesamarche. Ne dedicheremo diverse infatti ad un importante personaggio, di cui proprio quest’anno ricorre il IV centenario della morte. Stiamo parlando di padre Matteo Ricci: per conoscerlo meglio, per conoscere meglio la sua figura, abbiamo in collegamento il prof. Sandro Petrucci, docente di Lettere e vicepresidente della commissione su padre Matteo Ricci istituita presso la Diocesi di Macerata.

Buongiorno e benvenuto.

Buongiorno.

Prof. Petrucci, vogliamo intanto provare a dire in pochissime parole chi è padre Matteo Ricci?

Padre Matteo Ricci fu innanzitutto il fondatore della missione moderna e quindi della comunità cattolica in Cina, che da allora ha continuato ad esistere fino ad oggi. Fu anche il protagonista in quelle terre di un metodo missionario concepito all’interno della Compagnia di Gesù, in cui ci si proponeva un cammino comune con i cinesi: attraverso la ragione, raggiungere le verità naturali propedeutiche alle verità rivelate. In questo discorso era per Ricci centrale la comunicazione scientifica come un metodo per conoscere la realtà e quindi il Creatore.

Ripercorriamo brevemente la vita di padre Matteo Ricci. Sappiamo che nasce a Macerata nel 1552. Qual è poi stata la sua formazione?

Sì, il primo di 12 figli. Il padre era uno speziale che ricoprì incarichi pubblici nello Stato Pontificio: chiaramente sperava che Matteo intraprendesse una carriera nell’amministrazione e fu deluso quando invece il figlio decise di entrare nella Compagnia di Gesù. Matteo cominciò a frequentare il collegio dei Gesuiti già a Macerata; quindi andò a studiare giurisprudenza a Roma e qui decise di entrare nell’ordine religioso fondato da Ignazio di Loyola. All’interno di quest’ordine venne concepita una strategia missionaria innovativa, ma soprattutto è centrale, per comprendere Matteo Ricci e quanto fece in Cina, la sua formazione nel collegio romano, dove nel 1574-75 come studente di filosofia seguì i corsi, oltre che di filosofia e di teologia, anche di umanità, di scienze naturali, che prevedevano lo studio della geometria, della prospettiva, dell’aritmetica, delle sfere, della cosmografia, dell’astronomia, della teoria degli astri, dello studio di strumenti scientifici come l’astrolabio e anche gli orologi. Conseguì insomma un’educazione globale, che gli permise di presentarsi alla colta società cinese come un uomo saggio, capace di buona conversazione, ricco di virtù e di ottima memoria. Cominciò appunto i suoi studi a Macerata, li proseguì a Roma nel collegio romano e poi a Coimbra, in Portogallo, dove andò per partire per l’Asia. Quindi continuò a studiare a Goa in India e anche a Cocìn, una località sempre dell’India portoghese dove divenne sacerdote nel 1580. Ripartì dall’India chiamato da Alessandro Valignano, che era il responsabile delle missioni gesuitiche nell’estremo oriente, a Macao, dove cominciò a studiare intensamente la lingua cinese conseguendo ottimi risultati e la notevole conoscenza gli permise anche di scrivere importanti opere in cinese. Entrò in Cina nel settembre del 1583, dopo una serie di tentativi, e qui vi stette fino all’11 maggio del 1610 quando morì a Pechino. Ricorda il suo confessore, Sabatino De Ursis, che prima di morire egli disse: « Vi lascio una porta aperta, molti meriti insieme a molte sofferenze ». A chi piangeva la sua dipartita rispondeva che la sua morte avrebbe consolidato la missione: i cinesi, vedendo lui che non ritornava a Macao per essere seppellito, ma che voleva morire nel loro regno, avrebbero capito che era andato in Cina come amico e quindi non avrebbero più diffidato come generalmente facevano degli stranieri e in particolare dei missionari. Effettivamente tutti ricordano che la sua sepoltura a Pechino, un privilegio straordinario, diede forza e stabilità alla missione gesuitica e quindi alla diffusione del cattolicesimo in quella terra.

Una vita dunque intensa, una morte che abbiamo detto è avvenuta nel 1610, quindi esattamente 400 anni fa ed è questo il motivo per il quale così tanti eventi stanno susseguendosi. Nel corso di queste interviste vedremo quali sono.

Nel prossimo appuntamento, intanto, approfondiremo invece l’opera culturale e scientifica di questo illustre gesuita. Intanto grazie al prof. Sandro Petrucci.

Grazie.

 
 
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