| GEM, il Pelingo e un doppio miracolo |
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| lunedì 27 luglio 2009 | ||||||||
Da 22 anni abbiamo iniziato la missione dei cappuccini in Benin (Africa). Da sei anni sono a Ina, a 500 km dal mare, in una zona più povera e di prima evangelizzazione. Il missionario lì fa un po’ di tutto: pastorale, promozione umana e pure attenzione ai poveri e ai malati, trasportarli di giorno o di notte all’ospedale a 70 km. Sarà stato l’aiuto a una partoriente con perdite di sangue, o il ferito raccolto sulla strada, oppure probabilmente i 60 malati di ogni tipo, accompagnati per una visita, nella speranza di un’operazione che ridia loro la gioia di vivere: ho procurato loro qualcosa da mangiare e da bere, ho pulito con le mani le loro perdite. Fatto sta che, queste imprudenze unite all’indebolimento della malaria, mi hanno causato un’epatite B fulminante. I miei confratelli e degli amici in visita alla missione mi hanno riportato e scaricato subito alle Torrette di Ancona. Non c’era altra soluzione che il trapianto di fegato. Ho incontrato medici e infermieri formidabili, ho avuto consolazione dai confratelli, parenti e amici con visite continue e telefonate incoraggianti, ma soprattutto tante, troppe preghiere. Da Cotonou, da Ina, dalle mie suore di Mercatello e del Benin, dai miei di Gallo e di tutti i paesi dove sono passato, hanno pregato tanto, troppo, perché il Signore mi ha fatto non uno ma due miracoli: la guarigione rapida del corpo e, quello che è più prezioso, la seconda conversione. Nei risvegli della notte, al chiarore del mattino, sul letto dell’ospedale era bello e consolante incontrare il Padre celeste. Il Padre mi ama teneramente come figlio, proprio come ama Gesù: in lui io sono figlio! Questo mi ha dato una grande pace e serenità, e senza pene. Mi dicevano: “Prega fra Serafino da Pietrarubbia, prega la Madonna di Loreto, Padre Pio, santa Veronica Giuliani …“ Chi ha messo a fila tutti è stata la Madonna di Fatima, la regina dei santi, il segno della tenerezza materna di Dio. Come a Giovanni Paolo II. Era il 13 maggio quando è arrivato un fegato compatibile, quando già gli altri cominciavano a piangermi. Il Signore mette alla prova, ma ha compassione e fa capire che è solo Lui a risolvere. Poi ho scoperto che anche altri, molti altri, passati nella prova dei trapianti o del coma, hanno avuto il dono della conversione. Dio è meraviglioso, sa tirare il bene anche dal male umano.Prima all’ospedale tra i pazienti e ora verso tutti, mi sento missionario con una grande carica e fervore di far fruttare questo tempo “rubato “ alla bontà del Padre. Ora voglio fare solo la volontà di Dio e portare il più possibile le persone a conoscere la sua bontà. Qualche giorno fa il vescovo Marinelli mi ha chiesto di testimoniare tutto questo al gruppo GEM (Gruppo Eucaristico Mariano) che si ritrova in preghiera ogni 25 del mese al santuario del Pelingo dalle ore 20 alle 23. “Saranno 200 persone”, mi diceva. Erano più di 500, venute da tutta la diocesi di Urbino e altrove. Tre ore di rosario, confessioni, testimonianze e eucarestia. Giovani e adulti di ogni categoria, tutti attenti e con una partecipazione viva, entusiasti, sulle ali del Signore guidati da Maria. Un gruppo che si ispira alla preghiera del Rinnovamento, è un Rinnovamento rinnovato. Loro sono rimasti conquistati dall’incontro mensile con Gesù Cristo e dalle testimonianze della bontà di Dio; io ancora di più, per il loro meraviglioso esempio. Anche a Urbino ci sono dei cristiani che cercano Dio con tutta la loro vita. La fede in Italia non è morta. Il Signore suscita focolai cristiani di vita e di testimonianza. A lode di Dio. Amen. f. Giansante Lenti
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Da 22 anni abbiamo iniziato la missione dei cappuccini in Benin (Africa). Da sei anni sono a Ina, a 500 km dal mare, in una zona più povera e di prima evangelizzazione. Il missionario lì fa un po’ di tutto: pastorale, promozione umana e pure attenzione ai poveri e ai malati, trasportarli di giorno o di notte all’ospedale a 70 km. Sarà stato l’aiuto a una partoriente con perdite di sangue, o il ferito raccolto sulla strada, oppure probabilmente i 60 malati di ogni tipo, accompagnati per una visita, nella speranza di un’operazione che ridia loro la gioia di vivere: ho procurato loro qualcosa da mangiare e da bere, ho pulito con le mani le loro perdite. Fatto sta che, queste imprudenze unite all’indebolimento della malaria, mi hanno causato un’epatite B fulminante. I miei confratelli e degli amici in visita alla missione mi hanno riportato e scaricato subito alle Torrette di Ancona. Non c’era altra soluzione che il trapianto di fegato.
Nei risvegli della notte, al chiarore del mattino, sul letto dell’ospedale era bello e consolante incontrare il Padre celeste. Il Padre mi ama teneramente come figlio, proprio come ama Gesù: in lui io sono figlio! Questo mi ha dato una grande pace e serenità, e senza pene. Mi dicevano: “Prega fra Serafino da Pietrarubbia, prega la Madonna di Loreto, Padre Pio, santa Veronica Giuliani …“ Chi ha messo a fila tutti è stata la Madonna di Fatima, la regina dei santi, il segno della tenerezza materna di Dio. Come a Giovanni Paolo II. Era il 13 maggio quando è arrivato un fegato compatibile, quando già gli altri cominciavano a piangermi. Il Signore mette alla prova, ma ha compassione e fa capire che è solo Lui a risolvere. Poi ho scoperto che anche altri, molti altri, passati nella prova dei trapianti o del coma, hanno avuto il dono della conversione. Dio è meraviglioso, sa tirare il bene anche dal male umano.
Qualche giorno fa il vescovo Marinelli mi ha chiesto di testimoniare tutto questo al gruppo GEM (Gruppo Eucaristico Mariano) che si ritrova in preghiera ogni 25 del mese al santuario del Pelingo dalle ore 20 alle 23. “Saranno 200 persone”, mi diceva. Erano più di 500, venute da tutta la diocesi di Urbino e altrove. Tre ore di rosario, confessioni, testimonianze e eucarestia. Giovani e adulti di ogni categoria, tutti attenti e con una partecipazione viva, entusiasti, sulle ali del Signore guidati da Maria. Un gruppo che si ispira alla preghiera del Rinnovamento, è un Rinnovamento rinnovato. Loro sono rimasti conquistati dall’incontro mensile con Gesù Cristo e dalle testimonianze della bontà di Dio; io ancora di più, per il loro meraviglioso esempio. Anche a Urbino ci sono dei cristiani che cercano Dio con tutta la loro vita. La fede in Italia non è morta. Il Signore suscita focolai cristiani di vita e di testimonianza. 

