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Radio-indios: l'ultima battaglia del prete italiano PDF Stampa E-mail
venerdì 12 giugno 2009
Da trent'anno padre Mario Bartolini vive in Amazzonia, dove dirige un'emittente che dà voce agli indigeni. Ora lotta contro la "legge della foresta". Che, dopo una rivolta, il governo peruviano ha deciso di bloccare.
 
Il missionario passionista viene accusato di "istigazione alla rivolta". 
 
Tutto comincia da La voz de Caynarachi, una piccola radio di Barranquita nella regione amazzonica di Yurimaguas, in Perù. Da quando l'ha fondata, ormai tanti anni fa, e la dirige, padre Mario Bartolini Palombi, ha avuto un sacco di guai. Ogni giorno la sue parole raggiungono le comunità indigene più sperdute, le uniscono e le difendono, ma quella sua voce, così amichevole e rassicurante per alcuni, lo ha fatto anche diventare una persona molto scomoda. Non solo per il governo di Lima ma anche per il potere locale. Quelli del municipio non lo sopportano. Sindaco, consiglieri, capo della polizia si sono messi insieme già tre anni fa per cacciarlo dalla sua parrocchia. «È un agitatore - dissero - che invece di appoggiare gli obiettivi di sviluppo sociale ed economico di questa provincia, ci denigra». Così il Comune lo dichiarò "persona non grata", e chiese al vescovo, monsignor Astigarra, di sostituirlo. Mentre una impresa multinazionale, il Grupo Romero, lo denunciò. Mosse fallite, perché Astigarra difese il suo parroco e, un anno dopo, al processo, Bartolini venne assolto. "Gli obiettivi di sviluppo" erano gli stessi che hanno fatto 100, forse 150 morti, a Bagua nella rivolta della settimana scorsa delle comunità indigene contro il decreto governativo che ha assegnato nuove terre al Grupo Romero, l'impresa locale che deforesta l' Amazzonia per produrre biodisel, il carburante verde. Quando la polizia è intervenuta per sgomberare la strada che porta alla zona data in concessione, gli indios hanno reagito e i poliziotti hanno sparato. Come sempre in queste regioni del mondo la maledizione è la proprietà della terra. Gli indios la abitano ma raramente la possiedono legalmente e i governi pretendono che sia dello Stato. Così accade che la vendano o la affittino "per lo sviluppo", che in questo caso vuol dire piantagioni di soia e deportazione delle piccole comunità indigene. Da trent'anni, padre Bartolini, un sacerdote passionista di 70 anni, nato ad Ascoli e parroco di Barranquita, si batte contro questa prospettiva e organizza gli indios per impedire che gli venga sottratta la terra sulla quale vivono. Dietro alla rivolta c' erano La voz de Caynarachi e questo settantenne asciuttoe tenace che si rifiuta di abbandonare i più poveri e abbandonati tra i suoi fedeli. Ora subirà un altro processo e rischia l' espulsione dal paese. Cacciare Bartolini per municipio e multinazionale equivalea disinnescare le proteste, tagliarne la testa e la connessione con l' opinione pubblica internazionale. L'accusa contro il parrocco è "istigazione alla rivolta" ma padre Mario non si scompone: «Vivo qui da trent' anni e nessuno mi impedirà di difendere gli indios», ha detto prima di chiedere 5mila euro alla sua Congregazione per pagare un buon avvocato che lo difenda davanti ai giudici nel nuovo processo. Rispetto ad altri paesi, come il Brasile dove negli ultimi anni, non senza polemiche, sono state attribuite terre agli indios dell' Amazzonia e create ampie riserve naturali di foresta, in Perù il riconoscimento dei diritti sulla proprietà della terra viene negato e il governo di Alan Garcia ha lanciato un vasto programma di sviluppo per attirare investimenti nelle aree più povere. Un obiettivo che si scontra con gli interessi e con i diritti delle comunità indigene che vengono deportate dalle aziende che ottengono le concessioni. Nella regione del conflitto la situazione si è normalizzata anche se organizzazioni non governative denunciano nuove aggressioni alle piccole comunità della foresta e l'invio di nuovi contingenti di esercito e polizia. Uno dei leader della rivolta, Alberto Pizango, accusato di sedizione, si è rifugiato nell' ambasciata del Nicaragua e ha ottenuto asilo politico da Managua mentre il governo peruviano accusa quello boliviano, guidato da Evo Morales, di aver incitato e protetto i rivoltosi. A Lima si è dimesso un ministro, Carmen Villoso, e mentre la crisi assume - con le accuse alla Bolivia - una preoccupante dimensione extra nazionale, Alan Garcia spera di risolverla coinvolgendo le gerarchie della Chiesa cattolica. Yehude Simon, il primo ministro, ha incontrato l'arcivescovo di Lima, Cipriani, per chiedere la mediazione della Chiesa. Ieri, intanto, il parlamento peruviano ha sospeso per 90 giorni uno dei dieci decreti che favoriscono lo sfruttamento delle risorse naturali dell'Amazzonia.
 
Omero Ciai 
Da "La Repubblica" di Giovedì 11 Giugno 2009
Anno 34, n. 137 
 
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