| «Io prete? L’ho capito con i malati tra le corsie in ospedale» |
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Crescono senza far rumore, ma ci sono. Giovani che si donano al Signore nella vita sacerdotale. Essere preti di Dio e con la gente. Mirco Ambrosini, 40 anni originario di Lucrezia, sarà ordinato prete sabato prossimo alle ore 16 nella Cattedrale di Fano, per l'imposizione delle mani del Vescovo Armando Trasarti. Ha scoperto la vocazione nelle corsie dell’ospedale. Segue una testimonianza del futuro sacerdote.
«Scrivo per ringraziare Dio e per servire i fratelli nella Chiesa e oltre. In questi mesi sto vivendo il mio diaconato e posso dire di sentirmi confermato e rafforzato. Infatti, con il diaconato sono diventato ministro “della Parola,dell’altare e della carità” (Dal Rito della “Ordinazione dei Diaconi”). Essere ministro della Parola si lega con la Messa e la carità. Anche il Concilio Vat. II chiama la mensa della Parola e la mensa dell’altare non al plurale: “Le due mense”; ma al singolare: “la duplice mensa della parola e dell’altare”. Potranno sembrare parole “difficili” ma voglio testimoniare che per poter “spezzare” la Parola è necessario possederla e viverla. L’ascolto continuo, la meditazione della Parola del Signore fanno sì che la Sua luce diventi il centro unificante della nostra vita, il nostro centro, il senso che ci fa vivere la novità di Gesù. La vita è riconosciuta così come “dono”: questa bella notizia non posso non “donarla” ai fratelli! La dono per amore! Questo servizio mi chiede una dedizione radicale e ogni giorno sono interpellato nella mia libertà a decidermi. Tutto questo mi porta a vivere nella gioia a servizio dei fratelli, cercando di farlo con generosità ogni giorno conformandomi a Cristo Buon Pastore con cuore indiviso. Poiché “la verità vi farà liberi”,sperimento la mia vera libertà che mi realizza in quello che sono nel più profondo del mio essere: figlio di Dio, chiamato al ministero. La vita quotidiana mi porta ad un radicamento nella fede, ad una crescente certezza nella speranza del Vangelo: insomma verso un “sì” sempre più generoso che mi fa sperimentare quanto sia vero: “Dov’è il padrone, là sarà anche il suo servo”. In questi mesi è cresciuta la mia relazione con il Signore: continua il processo di purificazione e si approfondisce facendomi cercare l’essenziale e andare oltre. “L’amore di Cristo mi spinge”: la carità del Pastore mi spinge ad andare incontro ai fratelli per portare loro il lieto annuncio del Vangelo. Questa carità mi rende corresponsabile nella costruzione del Regno di Dio, precisamente nella mia Chiesa locale, radicandomi nel servizio ai fratelli. Fin da ora, in mezzo ai sacerdoti, ho sperimentato la grande realtà della famiglia del Presbiterio diocesano. Perciò mi sento pronto per il presbiterato! Mi si fa sempre più chiaro che la fonte a cui attinge la mia gioia è l’amore di Dio per me che nella gratitudine posso condividere con tutti i miei fratelli. Il mio entusiasmo cresce se penso di poterlo fare da sacerdote. Sarò configurato a Cristo unico sacerdote unito al mio vescovo, sarò predicatore del Vangelo, pastore del popolo di Dio, e presiederò la preghiera, specialmente nella celebrazione eucaristica. Dispenserò a tutti quella parola di Dio, che io stesso ho ricevuto con gioia, ho letto e meditato per credere a ciò che ho letto, insegnare ciò che ho appreso nella fede, vivere ciò che ho insegnato. Cercherò di nutrire il popolo di Dio della sana dottrina, ma soprattutto con la mia vita cercherò di spandere il profumo di Cristo desiderando edificare con la parola e l’esempio la casa di Dio, che è la Chiesa. In tutto questo sarò chiamato a continuare l’opera santificatrice di Cristo, anche nella responsabilità del mio ministero di rendere il sacrificio spirituale dei fedeli perfetto, perché congiunto al sacrificio di Cristo, che per le mie mani in nome di tutta la Chiesa viene offerto in modo incruento sull’altare nella celebrazione dei santi misteri. Con il battesimo aggregherò nuovi fedeli al popolo di Dio; con il sacramento della Penitenza rimetterò i peccati nel nome di Cristo e della Chiesa; con l’Olio santo darò sollievo agli infermi; nelle varie ore del giorno innalzerò la mia lode al Signore. Consapevole di essere stato scelto fra gli uomini e costituito in loro favore per attendere alle cose di Dio, eserciterò il mio servizio in letizia e con carità sincera preoccupato di piacere a Dio e non a me stesso». Don Giacomo Ruggeri Direttore Ufficio Comunicazioni Sociali www.fanodiocesi.it
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«Scrivo per ringraziare Dio e per servire i fratelli nella Chiesa e oltre. In questi mesi sto vivendo il mio diaconato e posso dire di sentirmi confermato e rafforzato. Infatti, con il diaconato sono diventato ministro “della Parola,dell’altare e della carità” (Dal Rito della “Ordinazione dei Diaconi”). Essere ministro della Parola si lega con la Messa e la carità. Anche il Concilio Vat. II chiama la mensa della Parola e la mensa dell’altare non al plurale: “Le due mense”; ma al singolare: “la duplice mensa della parola e dell’altare”. Potranno sembrare parole “difficili” ma voglio testimoniare che per poter “spezzare” la Parola è necessario possederla e viverla. L’ascolto continuo, la meditazione della Parola del Signore fanno sì che la Sua luce diventi il centro unificante della nostra vita, il nostro centro, il senso che ci fa vivere la novità di Gesù. 
