| Mons. Tonucci e l’impegno dei cattolici in politica |
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| martedì 02 dicembre 2008 | ||||||||
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Si trasmettono di seguito il Saluto iniziale e l’Omelia di S.E. Mons. Giovanni Tonucci, Arcivescovo Prelato di Loreto, durante la Santa Messa celebrata il 28 novembre 2008, nella Basilica della Santa Casa alla presenza dei partecipanti al convegno indetto in questi giorni a Loreto dall’UDC, uno dei partiti nei quali si esprime l’impegno politico dei cattolici italiani.
SALUTO INIZIALE “La grande basilica di Loreto apre le sue braccia, per ricevere voi pellegrini. Come arcivescovo responsabile di questa bella realtà storica, artistica e soprattutto spirituale della Santa Casa, vi do il più cordiale benvenuto, con l’augurio che questo incontro attorno all’altare del Signore possa dare positivi frutti nella vostra vita di fede e di impegno politico. Il pellegrinaggio, ogni pellegrinaggio, anche quello sotto la pioggia che avete appena compiuto, è un po’ l’immagine della vita: si cammina, con qualche difficoltà, verso una meta, verso qualcuno che, lo sappiamo bene, è là ad attenderci. Nel cammino, è facile sporcarsi con polvere o fango, e all’arrivo, anche se siamo sostanzialmente puliti, è sempre bene darsi un’aggiustatina. Ora, mentre ci apprestiamo ad ascoltare la Parola di Dio ed a partecipare all’Eucaristia, cerchiamo di allontanare dai nostri cuori ogni traccia di male, di rancore e di egoismo, per aprirci completamente all’amore del Signore ed al suo messaggio.” OMELIA (dopo le seguenti Letture: Apc 20,1-4.11-21,2 e Lc 21,29-33) “C’è un tono di urgenza nelle parole di Gesù ai suoi discepoli. La breve parabola, o piuttosto l’immagine, che egli usa, fa capire che sarà necessario guardare bene a quello che sta accadendo attorno a loro, per capire quando gli eventi terribili che aveva annunciato sarebbero stati vicini ad arrivare. La prospettiva tragica della fine di Gerusalemme e della distruzione del tempio era stata indicata chiaramente, e ad ogni buon ebreo queste cose, nella loro drammaticità, sembravano preludere alla fine del mondo stesso. Dall’annuncio di cose che sarebbero accadute entro un tempo relativamente breve – meno di quarant’anni – scaturisce poi l’insegnamento fondamentale, quello che si riferisce alla perennità del suo insegnamento: “Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno mai”. Infatti, accanto alla pagina del vangelo, in questi ultimi giorni dell’anno liturgico, la Chiesa ci offre anche il brano dell’Apocalisse nel quale Giovanni, nel linguaggio fantasioso e immaginario che lo distingue, ci parla degli eventi che hanno accompagnato il cammino della redenzione operata da Cristo; della difficile testimonianza data dai suoi seguaci, molti dei quali hanno pagato con il martirio la loro fedeltà e il loro rifiuto di inchinarsi ai miti del mondo; per poi presentare la visione di una Gerusalemme nuova, la nuova città santa, centro ideale di un mondo ormai riconciliato con Dio: “sposa adorna per il suo sposo”. La visione di un nuovo mondo, che sia finalmente “un regno di giustizia e di pace”, è l’ideale che spinge i cristiani ad impegnarsi per migliorare la situazione sociale nella quale viviamo. La dimensione della carità evangelica non si limita all’intervento di assistenza immediata ai più poveri, ma abbraccia anche, e con una chiara elaborazione dottrinale, la società intera, con le sue strutture che devono essere talvolta modificate, perché sono inadeguate, e talvolta corrette, perché sono sbagliate, in modo che rispondano al loro scopo, di garantire a tutti i suoi membri quel benessere che è la finalità stessa dell’esistenza della società. In questo cammino, fatto di riflessioni che diventano continuamente più precise e adeguate al momento che si vive, il Magistero della Chiesa ha offerto dei contributi di grande portata, riconosciuti da tutti come fondamentali per leggere la realtà e per dare delle risposte adeguate ai diversi grandi problemi che il mondo affronta. Le risposte che la Chiesa presenta non sono mai il frutto soltanto di una riflessione operata negli alti livelli della gerarchia. Esse sono piuttosto il frutto di ricerche e di sperimentazioni nel terreno stesso della vita politica e sociale, condotte da persone e da movimenti che, in diverse epoche e in diversi contesti, hanno saputo cercare e rischiare, per incarnare gli ideali del Vangelo nei problemi quotidiani che toccano l’umanità. Ci sono nomi, luoghi, movimenti di pensiero e di azione, che potremmo ricordare per dare esempi concreti di questa ricerca e dei rischi affrontati per verificare la correttezza di certe intuizioni. Potremmo ricordare questi nomi anche qui, anche ora, e non sarebbero fuori posto in questo contesto, perché si riferiscono a persone e ad associazioni solidamente ispirate dalle parole di Cristo e rinvigorite dal contatto frequente con la persona del Signore, nella Sua parola e nei Suoi sacramenti. Ricerche e rischi sono il campo del vostro impegno sociale e politico, cari fratelli e sorelle, cari amici. Il rispetto della gerarchia della Chiesa e delle sue indicazioni non può e non deve significare un’attesa passiva, tale da lasciare a voi solo l’esecuzione immediata di quello che altri hanno pensato. Il campo sociale è specificamente vostro, e sta a voi rispondere in esso alla vocazione con la quale Cristo ci chiama. Le sfide di oggi sono molte e sono gravi. I valori fondamentali della sacralità della vita e dell’importanza basilare della famiglia sono messi in discussione o del tutto negati con sempre maggiore frequenza. Si vuole nascondere il ruolo giocato dal cristianesimo nella creazione della nostra società italiana ed europea. Si irride spesso il Magistero della Chiesa, con toni che ricordano anticlericalismi antichi e passati di moda da tempo. Ma nulla di tutto questo può metterci paura e convincerci a nascondere le nostre convinzioni e a viverle solo all’interno delle sagrestie. L’Apocalisse ricorda quelli che furono uccisi “a causa della testimonianza di Gesù e della parola di Dio” e che “non avevano adorato la bestia e la sua statua”. Noi non adoriamo le mode dell’oggi e le ideologie “politicamente corrette”. Il nostro ideale è e rimane la testimonianza di Gesù e la parola di Dio. E, anche nei difficili momenti che viviamo, ci conforta la parola di Cristo: “Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno”. La nostra missione, come cristiani e quindi come evangelizzatori, è quella di presentare la parola di Gesù ai tanti che ancora non la conoscono, perché anch’essi la possano ascoltare, capire ed accogliere, come un tesoro prezioso che non offende e non umilia nessuno, ma porta in sé la pienezza della dignità umana. Una missione, quindi, per donare al mondo la gioia di una buona notizia ancora conosciuta da pochi. Dio voglia che, anche attraverso il nostro impegno, questi pochi possano essere tanti. Maria, la Madre di Dio, che tra le tre pareti della Santa Casa, ha pronunciato il suo “sì” al progetto di amore di Dio, vi guidi e vi accompagni nel vostro impegno, con affetto materno.” Vito Punzi Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo Tel. 071.97.47.231
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